lunedì 24 ottobre 2016

Aforismi Freud | Sadismo e Masochismo

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Gli aforismi del Maestro Sigmund Freud

Sadismo e Masochismo

Aforismi

SADISMO E MASOCHISMO L’inclinazione a infliggere sofferenza all’oggetto sessuale o a riceverne, tra tutte le perversioni la più frequente e significativa, è stata chiamata nei due modi in cui si struttura, quello attivo e quello passivo, “sadismo” e “masochismo” (passivo) da Krafft-Ebing. Altri autori preferiscono la designazione più ristretta di “algolagnia”, che sottolinea il piacere della sofferenza, la crudeltà, mentre nei nomi scelti da Krafft-Ebing è posto in primo piano il piacere per ogni specie di umiliazione e assoggettamento.
È facile indicare le radici nella normalità per l’algolagnia attiva, il sadismo. La sessualità della maggior parte degli uomini si rivela mescolata a una certa aggressività, all’inclinazione alla sopraffazione, il cui significato biologico potrebbe risiedere nella necessità di superare la resistenza dell’oggetto sessuale anche diversamente che con gli atti del corteggiamento. Il sadismo corrisponderebbe allora a una componente aggressiva della pulsione sessuale, resasi indipendente ed esagerata, che usurpa per spostamento la posizione principale.
Nel linguaggio comune il concetto di sadismo oscilla da un atteggiamento meramente attivo, poi violento, verso l’oggetto sessuale fino al punto in cui il soddisfacimento è legato in modo esclusivo alla sottomissione e al maltrattamento dell’oggetto stesso. A rigore, solo quest’ultimo caso estremo può pretendere il nome di perversione.
Analogamente, la designazione di masochismo abbraccia tutti gli atteggiamenti passivi verso la vita sessuale e l’oggetto sessuale, e di questi l’estremo appare essere la congiunzione del soddisfacimento col patimento di dolore fisico o psichico cagionato dall’oggetto sessuale. Il masochismo come perversione sembra allontanarsi dalla meta sessuale normale più del sadismo; ed è lecito innanzitutto dubitare se esso si presenti in modo primario o piuttosto non sorga regolarmente per una trasformazione dal sadismo. Spesso si può riconoscere che il masochismo non è nient’altro che una prosecuzione del sadismo rivolto contro la propria persona, la quale fin dall’inizio tiene il luogo dell’oggetto sessuale. L’analisi clinica di casi estremi di perversione masochistica rivela la collaborazione di una grande serie di fattori (complesso di evirazione, senso di colpa) i quali esagerano e fissano l’originaria impostazione sessuale passiva.
La sofferenza, che qui viene superata, si pone sulla stessa linea del disgusto e del pudore, i quali si opponevano come momenti di resistenza alla libido.
Il sadismo e il masochismo occupano fra le perversioni una posizione particolare, poiché la coppia antitetica attività-passività che ne è alla base appartiene ai caratteri generali della vita sessuale.


Tre saggi sulla vita sessuale, 1905, Primo saggio: Le aberrazioni sessuali, Opere, Vol. 4

Che la crudeltà e la pulsione sessuale siano intimamente connesse ce lo insegna senza alcun dubbio la storia della civiltà umana, ma nell’illustrazione di questo nesso non si è mai andati oltre l’accentuazione dell’elemento aggressivo nella libido. Secondo certi autori, questa aggressività mescolata alla pulsione sessuale è propriamente un resto di appetiti cannibaleschi, vi compartecipa dunque l’apparato di impossessamento che serve a soddisfare l’altro grande bisogno, ontogeneticamente più antico. Si è anche affermato che ogni dolore contiene in sé e per sé la possibilità di una sensazione di piacere. Limitiamoci all’impressione che questa perversione non è stata affatto spiegata in un modo soddisfacente e che probabilmente in essa più impulsi psichici si uniscono in un effetto.
La caratteristica più sorprendente di questa perversione risiede però nel fatto che di regola se ne incontra la forma attiva e passiva nella stessa persona. Chi prova piacere a infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è sempre in pari tempo anche un masochista, sebbene l’aspetto attivo o quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente.
Vediamo, così, che certe inclinazioni alla perversione si presentano come coppie di contrari, e ciò, con riguardo al materiale che sarà addotto, può assumere un alto significato teorico. È inoltre evidente che l’esistenza della coppia di contrari sadismo-masochismo non può essere senz’altro dedotta dall’intervento dell’aggressività. Al contrario si sarebbe tentati di porre in relazione questa coppia di contrari esistenti contemporaneamente con la coppia di contrari maschile-femminile, congiunta nella bisessualità, al posto della quale in psicoanalisi si deve introdurre frequentemente la coppia attivo-passivo.

Tre saggi sulla vita sessuale, 1905, Primo saggio: Le aberrazioni sessuali, Opere, Vol. 4


Sappiamo che dopo la ripulsa della nanja [par. 3] e la conseguente repressione dell’esordiente attività genitale la sua vita sessuale (L’Uomo dei Lupi n.d.r.) si era sviluppata in direzione del sadismo e del masochismo. Tormentava e maltrattava piccoli animali, immaginava di percuotere cavalli e al tempo stesso di essere percosso in qualità di erede al trono. Nel sadismo egli serbò l’antica identificazione con il padre, mentre nel masochismo elevò il padre stesso a oggetto sessuale. Egli si trovava dunque in pieno in quella fase dell’organizzazione pregenitale in cui io ravviso la disposizione alla nevrosi ossessiva.

Dalla storia di una nevrosi infantile (storia clinica dell’uomo dei lupi), 1914, 6. La nevrosi ossessiva, Opere, Vol. 7


Per la coppia antitetica sadismo-masochismo il processo può essere descritto nel modo seguente:

a) Il sadismo consiste nell’esercizio della violenza e della forza contro un’altra persona assunta quale oggetto.
b) Questo oggetto viene abbandonato e sostituito dalla propria persona. Con il volgersi della pulsione sulla propria persona si compie pure la conversione della meta pulsionale attiva in meta pulsionale passiva.
c) Viene nuovamente cercata, quale oggetto, una persona estranea, la quale deve assumere, in seguito al cambiamento determinatosi nella meta, il ruolo di soggetto.
Il caso c) costituisce quel che comunemente viene designato come masochismo. Il soddisfacimento è anche in esso ottenuto lungo la via dell’originario sadismo giacché l’Io passivo si traspone fantasmaticamente nella posizione precedentemente assunta, che ora è stata ceduta al soggetto estraneo. È assai dubbio che possa esistere un soddisfacimento masochistico più diretto; né sembra verificarsi la comparsa di un masochismo originario non derivato dal sadismo nel modo che abbiamo indicato. Che l’ipotesi della fase b) non sia superflua risulta dal comportamento della pulsione sadica nella nevrosi ossessiva. Qui infatti troviamo il volgersi della pulsione sulla propria persona senza un atteggiamento di passività nei confronti di una persona nuova; la trasformazione procede solo fino alla fase b); la voglia di tormentare diventa autotormento, autopunizione, non masochismo. Il verbo attivo non si fa passivo, ma assume una forma media riflessiva.


La comprensione del sadismo viene resa anche più difficile dal fatto che questa pulsione, accanto alla sua meta generale, o meglio all’interno di essa, sembra tendere a uno scopo tutto particolare: non solo scoraggiare e sopraffare, ma, in aggiunta, arrecare dolore. Ebbene la psicoanalisi sembra indicare che l’infliggere dolore non ha niente a che fare con gli originari comportamenti finalizzati della pulsione. Il bambino sadico non prende in considerazione il fatto di arrecare dolore né si propone di farlo. Tuttavia, una volta compiuta la trasformazione in masochismo, il dolore si adatta perfettamente a fornire una meta passiva masochistica; abbiamo infatti motivo di ritenere che anche le sensazioni di dolore – come altre sensazioni spiacevoli – invadano il campo dell’eccitamento sessuale e producano uno stato di piacere in grazia del quale ci si acconcia anche all’esperienza spiacevole del dolore. Una volta che il subire dolori si sia trasformato in meta masochistica, può prodursi regressivamente anche la meta sadica del recare dolore: il quale, mentre viene suscitato in altre persone, procura un godimento masochistico nello stesso soggetto che si identifica con l’oggetto che soffre. Naturalmente ciò che in entrambi i casi procura il godimento non è il dolore in quanto tale, ma l’eccitamento sessuale concomitante: e ciò, nel caso del sadismo, in una forma particolarmente opportuna. Il godimento suscitato dal dolore sarebbe quindi una meta originariamente masochistica, che tuttavia può trasformarsi in meta pulsionale soltanto nell’individuo originariamente sadico.


Per amore di completezza, aggiungerò che la compassione non può esser descritta come un esito della trasformazione pulsionale occorrente nel sadismo, e richiede invece la concezione di una formazione reattiva nei confronti della pulsione.

Introduzione alla psicoanalisi ed altri scritti, Metapsicologia, 1915, Pulsioni e loro destini, Opere Vol. 8

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