domenica 17 settembre 2017

“A HUMBLE BOW”. IL VIAGGIO FOTOGRAFICO DI TOMASO CLAVARINO NEL MONDO SADOMASO

http://www.nuovasocieta.it/luci-della-ribalta/a-humble-bow-il-viaggio-fotografico-di-tomaso-clavarino-nel-mondo-sadomaso/

di Emanuele Rebuffini

Un viaggio in un mondo nascosto, fatto di catene, corde e vestiti di latex. Due anni di lavoro in giro per l’Italia tra party privati, incontri occasionali, appartamenti e alberghi. Tomaso Clavarino (Torino, 1986) è un fotografo documentarista che si è sempre occupato di diritti umani, conflitti, tematiche sociali, lavorando per prestigiose testate nazionali ed internazionali (Newsweek, Vanity Fair, Der Spiegel, Washington Post). “A Humble Bow (Un Umile Inchino)” è il titolo del progetto fotografico dedicato all’universo del BDSM (Bondage, Disciplina, SadoMasochismo): una sessantina di fotografie raccolte nel volume pubblicato dall’editore portoghese The Unknown Books, venti delle quali sono diventate una mostra ospitata dalla galleria d’arte Paolo Tonin (fino al 21 febbraio) ed organizzata come un evento collaterale alla rassegna internazionale sul cinema erotico Fish&Chips Film Festival. Fotografie che turbano e disturbano e che aprono uno squarcio su un universo sommerso che viene solitamente rappresentato in modo stereotipato.


Perché un fotografo che ha realizzato reportage in Europa, Africa e Nord America, occupandosi sempre di conflitti e diritti umani, decide di dedicarsi a un mondo così particolare come quello del bondage e del sadomaso?

«Da un po’ di tempo desideravo affiancare al mio lavoro quotidiano dei progetti più personali da poter sviluppare sul lungo periodo. Lavorando per i media prevale un’informazione veloce, c’è poco tempo da dedicare alle singole storie e questo fa sì che sia difficile entrare davvero nelle realtà che si vogliono raccontare. Per andare in profondità occorre calarsi dentro per un certo arco di tempo. Questo progetto sul BDSM l’ho iniziato quasi per caso, perché mi incuriosisce il substrato culturale e sociale del nostro Paese, soprattutto laddove va a scontrarsi con l’anima più bigotta e conservatrice. Siamo bombardati di preconcetti, mentre io volevo indagare ciò che sta sotto la facciata di quello che leggiamo sul BDSM. Non avevo alcuna conoscenza di questo mondo, non ne facevo parte, così ho iniziato a navigare sul web dove esistono numerose chat e forum per gli appassionati del genere, quindi ho iniziato a contattare le persone dicendo subito con chiarezza chi ero e cosa volevo fare. Poco per volta si sono sviluppati rapporti di fiducia, e questa è la cosa più importante dal punto di vista fotografico. Per un fotografo documentarista come me che crede nell’empatia come strumento e obiettivo del lavoro fotografico, è determinante instaurare un rapporto di fiducia con i soggetti che si vogliono fotografare, ancor di più se affronti un tema così hard. È un lavoro che ha richiesto due anni, tra ricerca, contatti e tempo necessario a instaurare un rapporto di fiducia per poi poter iniziare a scattare.»


Chi sono i protagonisti delle tue foto? Che cosa è il BDSM dal punto di vista sociale e geografico?

«Il mondo BDSM è decisamente eterogeneo, troviamo un po’ di tutto, direi più uomini che donne, nel Nord Italia è più sviluppato e strutturato, da Torino a Milano fino a Venezia, con Bologna come epicentro perché lì si registra un particolare fermento. Per quanto riguarda le classi sociali si va dall’operaio al programmatore informatico, dall’avvocato al manager, anche se sicuramente molti dispongono di un buon reddito, visto che partecipare a feste private o andare da una mistress comporta dei costi.»

Perché il titolo “A Humble Bow”?

«In un forum mi sono imbattuto in un messaggio di uno ‘schiavo’ alla sua mistress che si concludeva con queste parole: “un umile inchino”. Una frase che mi ha colpito, e che contrasta anche con quanto emerge dalle mie foto, perché in un mondo che appare come fatto di violenza e rapporti duri e crudi, alludeva a una qualche dolcezza, a dei sentimenti che effettivamente esistono. BDSM non vuol dire “vado a farmi gonfiare di botte e faccio un po’ di sesso”. Leggiamo molto sul BDSM, ma la realtà di questo mondo ‘nascosto’ è decisamente diversa da come ci viene normalmente presentata.»


Nei tuoi scatti non c’è esibizione di nudo. Il BDSM ha a che fare più con il potere e la denominazione che con il sesso?

«Non volevo dare vita ad un lavoro voyeuristico o rendere queste persone delle macchiette. Il primo stereotipo che emerge dalla narrazione sui media è che si tratti di pervertiti dal punto di vista sessuale. Cosa falsa, non solo perché non sono dei pazzi, degli psicopatici con deviazioni sessuali, ma perché nel mondo BDSM non esiste il rapporto sessuale o, meglio, quelle pratiche non sono finalizzate al rapporto sessuale. Non è quello ciò che conta, ma il rapporto di dominanza tra due persone. Un rapporto ben definito, anche se non ci sono contratti firmati come in Mille sfumature di grigio, ma ci sono regole ben chiare, codici, parole d’ordine che si usano quando ci si deve fermare, non si oltrepassa mai il limite, c’è un profondo rispetto tra le persone. Più che il sesso, c’è la sessualità. Ciò che conta sono la dominazione e la sottomissione, sia fisica sia psicologica, tra due persone, il poter disporre, in certi contesti e in certi momenti, di una persona nella sua totalità. Una persona che ti si dedica o a cui dedicarsi in modo totale. Per qualcuno il BDSM è parte della propria sensualità nella sua interezza, per altri un percorso per scoprire nel profondo la propria sessualità ed andare alla ricerca del proprio Io, per alcuni è uno stile di vita oppure un gioco. Fantasia e humour sono alla base del BDSM, e molte delle pratiche, che al di fuori di un contesto di consensualità sarebbero trattate come violenza sessuale, diventano qui una fonte di mutua soddisfazione e stimolazione per la costruzione di più profonde relazioni interpersonali. Con i miei scatti volevo raccontare le dinamiche interpersonali e psicologiche che si vengono a creare, il nudo in sé non mi interessava in quanto non mi dava nulla in più rispetto a quanto mi premeva narrare.»

www.toningallery.com

www.tomasoclavarino.com




sabato 8 luglio 2017

L’estasi del dolore: l'universo Bdsm negli scatti di Francesco Cabras

http://www.lanouvellevague.it/lestasi-del-dolore-luniverso-bdsm-negli-scatti-di-francesco-cabras/

Oscena è la perdita di sé cui l’esposizione reiterata di immagini espone chi ne è oggetto.
Oscena è l’identificazione con icone che cancellano le identità piuttosto che rivelarle.
Oscena è l’intercambiabilità con cui il corpo si offre allo sguardo, divenendo corpo di tutti.
Oscena è la perdita di singolarità cui la figura è stata sottoposta

Ho ripensato alle parole di Anna D’Elia quando mi sono imbattuta nelle foto di Francesco Cabras,in quei corpi legati, ingabbiati, avvinghiati, congiunti, intrappolati ho visto il pathos di antiche icone cristiane di martirio, ho sentito l’esigenza di annusare una dimensione lontana ma che ho pensato sin da subito estremamente affascinante. Francesco Cabras nella sua carriera ha sperimentato diversi veicoli di comunicazione, la fotografia è stata la prima scoperta, a soli undici anni, quasi un enfant prodige, inizia a scattare immagini divenendo qualche anno dopo corrispondente per diverse testate giornalistiche dove sperimenta molteplici linguaggi legati alla figura: dai reportage di viaggio ai racconti musicali, dimensioni differenti da sondare ma che non riuscivano ad appagare pienamente quella sete di trasparenza, quella voglia di vedere attraverso.

Cabras raccoglie l’eredità fotografica anche nei suoi lavori dedicati alla regia, è da poco tempo però che hacaring-48 ricominciato a scattare e gli sviluppi di questo suo ritorno alle origini sono divenuti una mostra visibile a Milano nello spazio De Chirico e Udovich dove le immagini svelano l’intricato mondo del BDSM. Una lunga chiacchierata con Cabras ha dato luce alla curiosità di capire cosa si cela realmente dietro certe pratiche di costrizione del corpo laddove quel superficiale senso di perversione diviene un elemento tangibile per comprendere la parte invisibile di noi stessi, scoprendo così che nel sotto celato mondo del bondage e del sadomasochismo possiamo rivelare una parte inconscia del nostro essere.

Francesco da cosa nasce il tuo immaginario? Quali sono stati gli apporti visivi che hanno influenzato la tua sensibilità compositiva?

15-bdsm-23 Mi colpiscono e interessano molto la comprensione e la forza del potere psichico delle immagini. L’immagine, come il suono, prima della parola compresa o letta, ha un potere evocativo che non ha necessariamente bisogno di strumenti cognitivi o culturali. Non sempre perlomeno. Un’immagine, se possiede spessore, può attivare la possibilità di sviluppare il senso poetico della vita in chiunque. Il mio immaginario come quello di moltissimi è stato influenzato anche dalla pittura e dalla storia dell’arte. Per esempio i ritratti degli impressionisti, l’iconografia della scuola fiamminga e la ieraticità di certe icone sacre bizantine. Riuscire a ritrarre un volto i cui tratti somatici comunicano qualcosa di sottile o poco comprensibile mi attrae molto. Non è mai stato un procedimento razionale ma quando cerco un viso ho la percezione esatta del tipo di sguardo o di temperatura degli occhi che voglio provare a ritrarre. Nella tradizione iconografica russa i pittori impiegavano molti anni per imparare a cogliere nei santi e nei beati cristiani lo sguardo che dovesse rappresentare la porta di percezione tra il reale e il mondo metafisico, quello che per i cattolici e gli ortodossi rappresentava l’accesso al regno dei cieli. Ecco, mi sembra un buon parametro cui ispirarsi, a prescindere dai risultati ovviamente!


Un’altra influenza essenziale è stata la scoperta stupefatta della bellezza nella materia comune, quella, per intenderci, di Burri e Fontana. E’ un po’ come se abbia avuto sempre bisogno di una dicotomia esistenziale oltre che di espressione: rigore formale ed esplosione emozionale, due elementi che in realtà separiamo spesso solo a causa dei nostri limiti ma che in qualche modo sono parti di una stessa cosa.



Le tue fotografie che in questi giorni sono in mostra a Milano mi hanno colpito perché osservando quelle trasgressioni attraverso un filtro ben delimitato, quasi ci fosse una distanza di sicurezza, un limite invalicabile ho riscontrato la possibilità di sondare un mondo che non mi appartiene ma che credo inevitabilmente dica qualcosa di ognuno di noi, in quella distanza di protezione lo spettatore si lascia trasportare da una dimensione sconosciuta e lontana. Da cosa è scaturita la ricerca di questo tipo di immaginario?

Non ho mai avuto una vera o cosciente attrazione erotica ne’ razionale verso l’estetica del BDSM. Non mi sono mai4-bdsm-7-2 appassionato a quel tipo di pratiche su cui non ho interesse a dare alcun tipo di giudizio etico. Ciò che più mi ha colpito è che in quegli scambi basati sulla punizione e sulla costrizione ho visto un’articolazione di rapporti modulati da uno scambio affettivo e di tenerezza complessi. Per questo motivo ho chiamato il lavoro ‘Tecniche di consolazione’. In mezzo alla cera bollente, ai nodi, alle gabbie, esiste uno scambio fisico che non è sessuale, di sesso ce n’è abbastanza poco, mi appariva più come un bisogno di essere cullati, protetti, curati. Le nostre esperienze infantili sono determinate dai genitori attraverso il premio o la punizione, e questo meccanismo può restare molto presente anche nei rapporti tra adulti. Le relazioni di coppia contengono inevitabilmente giochi di sopraffazione consapevoli o meno, sono aspetti apparentemente più animali che fanno parte di ognuno. Parlare così brevemente e superficialmente come sto facendo di questi temi complessi potrebbe suonare un po’ confusivo guardando ai tanti casi di cronaca che quotidianamente leggiamo, femminicidio eccetera, ma questo legame spesso interscambiabile tra dominatore e dominato è un elemento abbastanza naturale nelle logiche di una relazione e non ha niente a che fare con la criminologia.


La pornografia è ciò che trasforma un corpo in un cadavere. Ho pensato a queste parole mentre riflettevo sul concetto di osceno, che cos’è per te pornografia?

5-bdsm-5E’ una domanda molto difficile. Forse la pornografia è un tentativo fallito di rappresentazione della sessualità. E’ un paradosso, una messa in scena anche molto realistica che desacralizza ed elimina qualsiasi vero rapporto con i sensi e con l’eros. Dopo un’inevitabile seduzione iniziale ciò che rimane fastidioso della pornografia è il grande inganno che mette in scena perché tenta di mostrare il più complesso e semplice momento di intimità personale e cosmica senza riuscirci. L’inganno consiste nell’impossibilità di comunicare quell’atto così misterioso e cruciale. Si potrebbe dire che non siano quelli gli intenti della pornografia, ma credo che sotto tutta questo spiegamento di mezzi ci sia qualcosa riconducibile a quella tensione.


Nell’istante in cui hai scelto di scattare quel tipo di immagini cosa hai cercato realmente? Qual è stata la visione che ha fatto scaturire le tue fotografie?

C’era una componente invisibile al di là di quanto si potesse osservare, diciamo che le forze in gioco erano tante e le più interessanti per me non erano percepibili dalla retina o dal ccd. Ho cercato presuntuosamente di rendere quello. Quindi per risponderti, la visione che ha fatto scaturire le mie fotografie non era visibile! Oltre ai tagli e alle corde esisteva una modalità di affetto e ricerca di amore che in quel contesto acquisivano un forte valore romantico direi. Le pratiche del BDSM vengono messe in atto da tutti noi in misure diverse, non c’è necessariamente bisogno di fruste o lattex.


Photo credit ©Francesco Cabras ‘Courtesy: De Chirico e Udovich Con Temporary’

domenica 12 marzo 2017

Urbex photograpfy: esplorazione urbana di luoghi abbandonati e il racconto de 'La soffitta'

da Wikipedia

L'Urban Exploration (spesso abbreviata in urbex o UE), tradotta letteralmente dall'inglese come "esplorazione urbana", consiste nell'esplorazione di strutture costruite dall'uomo, spesso rovine abbandonate o componenti poco visibili dell'ambiente urbano. La fotografia e la documentazione storica sono ingredienti essenziali di questo hobby e, anche se talvolta esso può condurre allo sconfinamento su proprietà private, non è questa la regola e comunque le intenzioni sono oneste.



L'Urban Exploration è anche comunemente indicata come "infiltrazione"; tuttavia alcuni praticanti preferiscono limitare tale denominazione alla sola esplorazione di siti attivi o abitati. Talvolta viene anche chiamata "speleologia urbana" o "arrampicata urbana", a seconda dei luoghi visitati. Esempi di questa attività sono l'esplorazione di palazzi sia abbandonati che ancora abitati, di sistemi urbani di drenaggio delle acque, di tunnel di servizio, di passaggi sotterranei e simili.


Per sua stessa natura l'urbex comporta diversi fattori di rischio, dai pericoli fisici veri e propri alla possibilità di infrangere la legge con relative sanzioni sia pecuniarie che penali. In diversi paesi, infatti, alcuni comportamenti connessi con l'esplorazione urbana possono violare leggi nazionali, regolamenti locali e interpretazioni più o meno libere delle normative contro il terrorismo, oppure possono essere anche considerati forme abusive di accesso o lesioni della privacy.


Nella fotografia vi sono molti generi. Uno di questi è l'urbex ossia cercare luoghi abbandonati per fare servizi fotografici di forte impatto emozionale e visivo. Nel Bdsm questi luoghi possono essere interessanti per sessioni un pò particolari e diverse dal solito. Il consiglio è quello di andarci sempre accompagnati per evitare brutte esperienze non sapendo chi ci possa essere in questi luoghi che attirano persone di vario genere.

Sicuramente ne uscirà un bel lavoro sia fotograficamente parlando che sado-maso. A volte per raggiungere queste location occorre camminare come ad esempio resti di castelli e fortezze, interi paesi abbandonati. Penso che la fatica per raggiungerli sia ben spesa venendo ripagata anche dal lato emozionale e di forte impatto.

Scrivo racconti e vi lascio l'inizio di uno di questi, intitolato 'La soffitta'.


Lei sapeva di dover essere punita; Lui l'aveva rinchiusa in quella soffitta umida e polverosa con la benda sugli occhi.

Dal vecchio grammofono funzionante la musica si diffondeva nell'ambiente, musica sensuale che accendeva i suoi sensi già abbastanza caldi.

Dal suo petto usciva il suo respiro in maniera sempre più veloce...sapeva che Lui era lì e la stava osservando, sentiva la sua presenza e a volte udiva l'asse del pavimento cigolare.

Quell'attesa la snervava...era questo il suo gioco; lei immobile, a capo chino attendeva e più il tempo passava, più temeva e agognava la sua meritata punizione.(continua)

©Lara Bianchi copyright -pubblicato in data 12 Marzo 2017

























lunedì 16 gennaio 2017

Helmut Newton e la sua visione della donna discinta nella fotografia

http://www.viaggiofotografico.it/3491/helmut-newton-roma/

Helmut Newton, senza dubbio un nome che ha fatto la storia della fotografia anche quando era ancora vivo. Famosissimo e amatissimo da tutti Helmut Newton è sempre stato un personaggio di grande spicco, un divo a tutti gli effetti, parte integrante dello star system che ha sempre raccontato e descritto nelle sue immagini. Newton insomma non è mai stato un osservatore di un certo mondo, non un narratore reporter affascinato dai suoi soggetti, lui raccontava il suo mondo vivendoci dall’interno come suo stile di vita e mostrandoli all’esterno con le sue fotografie come icone di un mondo altrimenti inaccessibile ai più.


Le sue immagini ci raccontano di ville con piscina a Montecarlo, di attici a Manhattan o ai piedi delle Torre Eiffel, lui scattava per lo più in casa di amici o in quelle delle persone che ritraeva o nelle sue case che aveva sparse per il mondo. Le sue location preferite erano le grandi città come Parigi o Berlino, o le ville monumentali del lago di Como… Visioni di vita quotidiana, la sua. Concessioni fatte all’umanità di poter dare uno sguardo ad un mondo abitato da donne bellissime, discinte e disponibili, che vivono in case da film. Quelle di Newton sono delle visioni voyeuristiche di una società occidentale ricca e opulenta, arrogante e trasgressiva. Le donne di Newton sono annoiate, prepotenti, capricciose e fisicamente perfette, sono le donne che tutti gli uomini vorrebbero avere ma nessuno vorrebbe sposare, ma sono donne spesso tristi, insoddisfatte, la loro disponibilità è solo fisica, non morale.


Queste donne si baciano tra loro per noia, perchè vivono da sole in case senza uomini troppo affaccendati a fare altro. Le rare volte che gli uomini appaiono al cospetto di queste donne languide hanno sempre un ruolo subalterno, sottomesso, servile. Ecco quindi uomini baciare manichini o stare con lo sguardo basso, preso da altri pensieri mentre ci sono due donne davanti a lui riflesse nello specchio che amoreggiano tra loro completamente nude. Le donne di Newton arrivano ad interpretare il ruolo dell’altro sesso fino al punto di indossare abiti maschili e a tagliarsi i capelli in un continuo gioco fatto di ruoli e di identità. Gli uomini nel migliore dei casi stanno a guardare o sono schiavi della bellezza femminile.


Le modelle che il grande maestro tedesco sceglie per le sue visioni fotografiche giocano alla cavallina con tanto di frustino tra i denti all’interno di lussuosissime residenze, vestono con vertiginosi tacchi a spillo e ostentano la loro superba bellezza facendone un uso di fortissimo erotismo, mai volgare, mai pornografico. Per primo Newton ha portato il nudo nella fotografia di moda, pubblicizzando gli abiti e gli atelier internazionali con modelle in nudo integrale.
Vedendo la mostra di Roma, con oltre 200 foto tratte da 3 libri che sono stati diffusi in tutto il mondo, si ripercorre la storia della poetica visiva di questo grande artista. L’osservatore poco attento viene immancabilmente rapito dalla bellezza plastica delle modelle che qui vengono usate nel vero e proprio senso letterale del termine per interpretare il loro quotidiano, per quanto questo sia distante dal vissuto comune. Ad uno sguardo più approfondito ci si rende conto di come queste foto abbiano dettato 40 anni fa gli stili della fotografia moderna e contemporanea, di come le sue inquadrature, i suoi tagli e lo stile cromatico che otteneva in camera oscura siano oggi del tutto attuali e gli stessi che cerchiamo di ottenere con gli effetti di Photoshop.





lunedì 5 dicembre 2016

Femdom

https://it.wikipedia.org/wiki/Femdom

FEMDOM

Femdom è un termine inglese, che deriva dalla contrazione di Female domination, e indica il ruolo di dominazione esercitato da una donna su un solo uomo a lei sottomesso. Nell'ambito di una relazione erotica o di una pratica sessuale. In altri termini, nell'ambito del BDSM, un soggetto dominante (dom) donna, chiamata anche mistress esercita il suo potere su uno solo schiavo (slave) di sesso maschile.


PRATICHE FENDOM

Pratiche tipicamente femdom includono l'umiliazione erotica, il bondage, il feticismo del piede femminile (o foot worship), il trampling, l'ass worship, il facesitting, ossia il sedersi sulla faccia dello slave, lo smothering (una sorta di soffocamento erotico), lo spanking, il pony-play e lo shoe worship (adorazione delle calzature).


Pratiche molto più estreme sono il pissing, il fisting, la flagellazione, la coprofagia, l'urofagia, la castità forzata e il cuckold. Altri "giochi" sono quelli in cui la padrona costringe lo slave, spesso con maltrattamenti fisici, a ripulire i suoi stivali o le sue scarpe con la lingua, ad odorare, baciare e leccare i suoi piedi sporchi o a subire altre umiliazioni come gli sputi, in faccia o in bocca, per poi forzare lo slave ad inghiottire la saliva ricevuta.


Sono praticati inoltre la femminilizzazione dell'uomo sottomesso (che si comporta, si veste o si trucca da donna per compiacere e divertire la sua padrona), il pegging con strap on o vibratori, il CBT e la negazione dell'orgasmo, anche mediante il tease & denial, una forma particolarmente insistita di stimolazione sessuale associata alla negazione del piacere tramite strusciamenti o anche un fellatio con morsi oppure essere eseuguito verbalmente.


In una pratica femdom la padrona deve saper distinguere i vari momenti su come trattare il proprio o la propria slave. Come in ogni rapporto BDSM vale sempre la regola del SSC (acronimo di Safe, Sane and Consensual) anche se spesso, vista la completa devozione e fiducia dello/a slave, questo/a tende ad abbandonarsi completamente nelle mani della padrona.


https://it.wikipedia.org/wiki/Dominatrice

DOMINATRICE

Nelle pratiche indicate dall'acronimo BDSM, la donna che interpreta un ruolo dominante è detta dominatrice. Viene anche alternativamente definita con il termine inglese Mistress[1] o Padrona. Lo stereotipo della dominatrice raffigura una donna vestita con abiti in pelle o latex di colore nero, che indossa scarpe o stivali con tacco alto e tiene in mano un frustino.


Il ruolo della padrona nella dominazione è conseguente al significato del termine: essa è in posizione di superiorità, quindi di autorità, nei confronti dell'uomo o della donna che le sono sottomessi e che assumono il ruolo di schiavo, con tutto ciò che questo comporta all'interno di un rapporto BDSM. Può naturalmente sottomettere uno o anche più soggetti contemporaneamente, a seconda degli accordi intrapresi preventivamente tra i partecipanti. Esistono differenti metodi e pratiche di dominazione fisica e psicologica, che possono comprendere l'umiliazione e la degradazione oppure l'inflizione di disagio o dolore fisico a vari livelli. Le pratiche più "dure" e impegnative presuppongono generalmente una certa esperienza nel gioco, in particolar modo da parte della mistress che dovrebbe possedere adeguate conoscenze mediche e anatomiche (si pensi, ad esempio, alle pratiche clinical). In genere le pratiche che implicano un più intenso coinvolgimento fisico ed emotivo sono appannaggio di coppie ben consolidate, con un'ottima intesa, fiducia e conoscenza reciproca.


Le pratiche esercitate dalla dominatrice sullo schiavo, che possono essere di esplicita natura sessuale oppure non contemplare affatto il sesso, vengono prestabilite di comune accordo da entrambi i partner in base alle loro fantasie e preferenze. In ogni caso, il sottomesso può interrompere in qualunque momento il gioco ricorrendo a una safeword (parola di sicurezza) validamente riconosciuta da entrambi.


Rara e particolare curiosità riveste la tipologia di relazione definita come 24/7, cioè continua (24 ore su 24, 7 giorni su 7): in questo caso fra mistress e slave si sviluppa un rapporto ininterrotto in cui il sottomesso dedica completamente o quasi il proprio tempo e le proprie energie alla padrona, servendola in ogni sua esigenza quotidiana (per esempio nella pulizia domestica o come assistente personale nel lavoro).

Riveste invece una certa diffusione il fenomeno delle Prodomme,[2] ovvero di donne che esercitano professionalmente il ruolo di padrona, spesso all'interno di un dungeon ben attrezzato, percependo denaro come profitto della propria attività. Tali rapporti, quando consistono in uno scambio tra prestazione sessuale e denaro, vengono inquadrati nell'ambito della prostituzione.[3]


Tra le tecniche utilizzate dalla padrona nell'esercizio della dominazione, classico è l'atto di costringere il sottomesso ad azioni di adorazione quali ad esempio l'adorazione dei piedi e dell'ano. Non a caso, il termine mistress viene usato anche all'infuori dell'ambiente strettamente sadomaso, come nel caso della subcultura fetish.[4]


Le possibilità e gli scenari di gioco sono molto variegati e sono ovviamente legati alla fantasia e volontà dei soggetti coinvolti. Affinché si tratti di un effettivo rapporto tra padrona e schiavo inquadrabile nel BDSM, il consenso al gioco di entrambi i partner deve perdurare durante tutto lo svolgimento dell'azione.[5] L'adozione di ogni misura di sicurezza atta a garantire l'integrità fisica e la particolare attenzione all'igiene sono alla base della filosofia SSC (sicuro, sano e consensuale), mentre l'accettazione dei rischi legati a pratiche più "estreme" rientra nell'ambito della filosofia RACK.



martedì 22 novembre 2016

Arte fetish

https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_fetish

L'arte fetish è una forma di arte che descrive situazioni feticistiche o che implicano attività BDSM.

Molti artisti fetish a cavallo tra gli anni 1940 e 1960, come Eric Stanton e Gene Bilbrew, iniziarono la loro carriera presso la Movie Star News (successivamente divenuta Nutrix) di Irving Klaw creando dei disegni per storie illustrate di bondage a episodi.

Nel 1946 John Willie fondò il magazine Bizarre e le prime 5.000 copie furono esaurite in due settimane.[1] Bizarre venne ampiamente distribuito negli Stati Uniti, fungendo da fonte di ispirazione per la nascita di nuove riviste fetish come Bizarre Life.[2] Nel 1957 l'ingegnere inglese John Sutcliffe fondò la rivista AtomAge, in cui erano presenti delle illustrazioni riguardanti l'abbigliamento in gomma che lui stesso creò.[2] Il lavoro di Sutcliffe ispirò successivamente il personaggio della serie televisiva Agente speciale interpretato da Diana Rigg che per l'occasione era solita indossare degli abiti aderenti in pelle, sdoganando la moda fetish.[2] In questo stesso periodo Guido Crepax, altro autore noto per le sue opere con forte connotazione fetish, creava il personaggio femminile di Valentina. Con il crescere dell'attenzione verso i fumetti fetish diversi autori subirono l'influenza dell'arte fetish, tra i quali George Petty e Alberto Vargas che collaborarono con riviste quali Playboy ed Esquire.[3] Il personaggio fumettistico più noto a incarnare l'immaginario fetish probabilmente è Catwoman, che con il suo abito aderente in pelle e armata di frusta viene definita "una icona dell'arte fetish".[4]


Molti artisti fetish, come Tom of Finland, hanno creato illustrazioni riguardanti l'urofilia.[5] Talvolta l'arte fetish si limita semplicemente a rappresentare una persona in abbigliamento fetish. L'abbigliamento fetish include biancheria intima, calze, tacchi alti, corsetti e stivali. Un comune soggetto fetish è costituito da una donna vestita da dominatrice, spesso impegnata anche in pratiche femdom.

Ovviamente l'arte fetish non si limita ai soli fumetti e alle illustrazioni, ma si estende anche ad altre arti visive quali la fotografia, la pittura, la scultura e il cinema. Allen Jones è un artista noto per le sue sculture incentrate sul tema della furniphilia. La pin-up Bettie Page è stata la protagonista di una serie di servizi fotografici a tema che l'hanno resa una delle modelle fetish più celebri.[6] Il fotografo Helmut Newton, noto per avere "reso il feticismo chic",[7] durante gli anni 1970 ha pubblicato sulla celebre rivista di moda Vogue una serie fotografica fetish introducendo gli elementi e temi tipici della subcultura fetish nel mainstream.[7]


Il fetish è un approccio alla sessualità caratterizzato dalla rilevanza erotizzante attribuita a determinati tipi d'abbigliamento, in genere intimo - come corsetti, calze e simili - e al materiale di cui essi sono realizzati, come la gomma, il cuoio, il latex, il PVC e così via.

Il fetish, quindi non si caratterizza per la predilezione per una o più specifiche pratiche sessuali, quanto piuttosto per la ricerca di determinate situazioni in cui la componente estetica è senz'altro centrale.
Una particolare variante del fetish è quella in cui l'elemento caratterizzante è costituito da divise o uniformi, siano esse militari (o simili, come divise da poliziotto), o civili: solitamente abiti da infermiera, da scolara o da cameriera, oppure abiti ecclesiastici e altro.


Nero e, in minor misura, rosso o il bianco sono i colori prevalentemente preferiti e utilizzati.

Guanti e scarpe femminili, dal tacco molto alto, sono altri accessori fondamentali per l'estetica fetish. E lo stesso per gli stivali (anche in questo caso prevalentemente femminili), specie se fascianti l'intera gamba.




















venerdì 11 novembre 2016

La sculacciata erotica nella pittura dell’800

http://www.stilearte.it/la-sculacciata-erotica-dalla-pittura-dell800-a-50-sfumature-di-grigio/


Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, assistiamo al moltiplicarsi, all’interno delle tavole e dei dipinti di arte erotica, della sculacciata. Sopraffazione e sottomissione, ricordi di antiche punizioni corporali – legate a un’educazione punitiva – ammissione di essere in una condizione pre-erotica che va al tempo stesso punita e portata a termine nel disdicevole e nel peccato, coscienza dell’imminente liberazione di pulsioni proibite costituiscono i complessi rinvii di una pratica che oggi non alligna più come un tempo, in modo ossessivo, nel rapporto tra educazione repressiva e spudoratezza nell’esercizio della sessualità, ma che trova uno spazio diverso, come esplorazione delle diverse integrazioni tra corpi. Anche Balthus (qui sotto) ha prodotto un dipinto, La lezione di chitarra, in cui la lotta tra la ragazza e l’insegnante, contiene tutti gli elementi di contrasto, ma al tempo stesso di violenta sensualità, che si instauravano tra adulti e ragazzi, nel momento della ribellione e delle punizioni corporali ad essa collegati....

.........Oggi, evidentemente, il cosiddetto spanking, rientra più nelle varietà offerte nell’ambito di un rapporto sado-maso, nella connotazione del dolore e della sottomissione, ma forse non conosce le sfumature di tipo culturale – intense nell’ambito della cultura materiale dell’atto educativo – che avevano caratterizzato la pratica erotica dello sculacciata nelle generazioni precedenti. prima che anche questa punizione fosse ufficialmente bandita e considerata deleteria sotto il profilo pedagogico.




Nell’ambito iconografico assistiamo molto spesso all’intensificarsi dell’apparire di scene a mani nude o con minuscoli frustini vegetali, che sembrano precedere il rapporto sessuale vero e proprio, in cui è il maschio (che rappresenta la figura autoritaria, fortemente attiva sessualmente) a picchiare la propria donna. Da sottolineare la presenza di un filone tedesco degli anni Venti, interpretato da un disegnatore/ice che si firma Helga Bode, fortemente punitiva e sadomaso, legata alla gerarchia e ai rapporti di potere, nelle cui tavole appaiono, molto spesso. sculacciate da parte di militari nei confronti di ragazze....

In diversi casi, si registra, sotto il profilo iconografico, anche tra donne, in rapporti omo-erotici, nel corso dei quali si evidenzia una netta differenziazione dei ruoli o in giochi tra due donne per un uomo che guarda.


La donna, nelle illustrazioni di matrice francese, sembra accettare con piacere, poichè sente di essere punita per i pensieri “impudichi” alimentati fino a quel momento; e al tempo stesso risulta eccitata dall’evoluzione di elementi arcaici di imprinting della propria sessualità e avverte la necessità di alternare sottomissione e ribellione, attraverso il libero esercizio delle azioni che ella compirà successivamente. Sotto il profilo puramente meccanico questa azione non doveva essere mai particolarmente pesante, ma intendeva far emergere i “pensieri impuri” dell’infanzia e a far affluire maggiore quantità di sangue nelle zone erogene. L’addio alla sculacciata erotica intesa come evoluzione simbolica di punizioni corporali infantili -e non solo come una variante dei preliminari erotici – si può registrare nei primi anni Settanta, con un paio di film ad essa dedicati. Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree,
la-fessee-


Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree,
la-fessee- dal film italiano La sculacciata, del 1974, del regista Pasquale Festa Campanile, con Sydne Rome.Ritorni alla nuova sculacciata-spanking si registrano nella canzone Hanky Panky del 1990 della cantante Madonna con il relativo videoclip.Si menzionano poi L’arte della sculacciata del 1989 di Jean-Pierre Enard con le illustrazioni di Milo Manara, Elogio della sculacciata del 1997 di Jacques Serguine e Sculacciate e sculacciati del 2000 di Paul Stoves.






lunedì 24 ottobre 2016

Aforismi Freud | Sadismo e Masochismo

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Gli aforismi del Maestro Sigmund Freud

Sadismo e Masochismo

Aforismi

SADISMO E MASOCHISMO L’inclinazione a infliggere sofferenza all’oggetto sessuale o a riceverne, tra tutte le perversioni la più frequente e significativa, è stata chiamata nei due modi in cui si struttura, quello attivo e quello passivo, “sadismo” e “masochismo” (passivo) da Krafft-Ebing. Altri autori preferiscono la designazione più ristretta di “algolagnia”, che sottolinea il piacere della sofferenza, la crudeltà, mentre nei nomi scelti da Krafft-Ebing è posto in primo piano il piacere per ogni specie di umiliazione e assoggettamento.
È facile indicare le radici nella normalità per l’algolagnia attiva, il sadismo. La sessualità della maggior parte degli uomini si rivela mescolata a una certa aggressività, all’inclinazione alla sopraffazione, il cui significato biologico potrebbe risiedere nella necessità di superare la resistenza dell’oggetto sessuale anche diversamente che con gli atti del corteggiamento. Il sadismo corrisponderebbe allora a una componente aggressiva della pulsione sessuale, resasi indipendente ed esagerata, che usurpa per spostamento la posizione principale.
Nel linguaggio comune il concetto di sadismo oscilla da un atteggiamento meramente attivo, poi violento, verso l’oggetto sessuale fino al punto in cui il soddisfacimento è legato in modo esclusivo alla sottomissione e al maltrattamento dell’oggetto stesso. A rigore, solo quest’ultimo caso estremo può pretendere il nome di perversione.
Analogamente, la designazione di masochismo abbraccia tutti gli atteggiamenti passivi verso la vita sessuale e l’oggetto sessuale, e di questi l’estremo appare essere la congiunzione del soddisfacimento col patimento di dolore fisico o psichico cagionato dall’oggetto sessuale. Il masochismo come perversione sembra allontanarsi dalla meta sessuale normale più del sadismo; ed è lecito innanzitutto dubitare se esso si presenti in modo primario o piuttosto non sorga regolarmente per una trasformazione dal sadismo. Spesso si può riconoscere che il masochismo non è nient’altro che una prosecuzione del sadismo rivolto contro la propria persona, la quale fin dall’inizio tiene il luogo dell’oggetto sessuale. L’analisi clinica di casi estremi di perversione masochistica rivela la collaborazione di una grande serie di fattori (complesso di evirazione, senso di colpa) i quali esagerano e fissano l’originaria impostazione sessuale passiva.
La sofferenza, che qui viene superata, si pone sulla stessa linea del disgusto e del pudore, i quali si opponevano come momenti di resistenza alla libido.
Il sadismo e il masochismo occupano fra le perversioni una posizione particolare, poiché la coppia antitetica attività-passività che ne è alla base appartiene ai caratteri generali della vita sessuale.


Tre saggi sulla vita sessuale, 1905, Primo saggio: Le aberrazioni sessuali, Opere, Vol. 4

Che la crudeltà e la pulsione sessuale siano intimamente connesse ce lo insegna senza alcun dubbio la storia della civiltà umana, ma nell’illustrazione di questo nesso non si è mai andati oltre l’accentuazione dell’elemento aggressivo nella libido. Secondo certi autori, questa aggressività mescolata alla pulsione sessuale è propriamente un resto di appetiti cannibaleschi, vi compartecipa dunque l’apparato di impossessamento che serve a soddisfare l’altro grande bisogno, ontogeneticamente più antico. Si è anche affermato che ogni dolore contiene in sé e per sé la possibilità di una sensazione di piacere. Limitiamoci all’impressione che questa perversione non è stata affatto spiegata in un modo soddisfacente e che probabilmente in essa più impulsi psichici si uniscono in un effetto.
La caratteristica più sorprendente di questa perversione risiede però nel fatto che di regola se ne incontra la forma attiva e passiva nella stessa persona. Chi prova piacere a infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è sempre in pari tempo anche un masochista, sebbene l’aspetto attivo o quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente.
Vediamo, così, che certe inclinazioni alla perversione si presentano come coppie di contrari, e ciò, con riguardo al materiale che sarà addotto, può assumere un alto significato teorico. È inoltre evidente che l’esistenza della coppia di contrari sadismo-masochismo non può essere senz’altro dedotta dall’intervento dell’aggressività. Al contrario si sarebbe tentati di porre in relazione questa coppia di contrari esistenti contemporaneamente con la coppia di contrari maschile-femminile, congiunta nella bisessualità, al posto della quale in psicoanalisi si deve introdurre frequentemente la coppia attivo-passivo.

Tre saggi sulla vita sessuale, 1905, Primo saggio: Le aberrazioni sessuali, Opere, Vol. 4


Sappiamo che dopo la ripulsa della nanja [par. 3] e la conseguente repressione dell’esordiente attività genitale la sua vita sessuale (L’Uomo dei Lupi n.d.r.) si era sviluppata in direzione del sadismo e del masochismo. Tormentava e maltrattava piccoli animali, immaginava di percuotere cavalli e al tempo stesso di essere percosso in qualità di erede al trono. Nel sadismo egli serbò l’antica identificazione con il padre, mentre nel masochismo elevò il padre stesso a oggetto sessuale. Egli si trovava dunque in pieno in quella fase dell’organizzazione pregenitale in cui io ravviso la disposizione alla nevrosi ossessiva.

Dalla storia di una nevrosi infantile (storia clinica dell’uomo dei lupi), 1914, 6. La nevrosi ossessiva, Opere, Vol. 7


Per la coppia antitetica sadismo-masochismo il processo può essere descritto nel modo seguente:

a) Il sadismo consiste nell’esercizio della violenza e della forza contro un’altra persona assunta quale oggetto.
b) Questo oggetto viene abbandonato e sostituito dalla propria persona. Con il volgersi della pulsione sulla propria persona si compie pure la conversione della meta pulsionale attiva in meta pulsionale passiva.
c) Viene nuovamente cercata, quale oggetto, una persona estranea, la quale deve assumere, in seguito al cambiamento determinatosi nella meta, il ruolo di soggetto.
Il caso c) costituisce quel che comunemente viene designato come masochismo. Il soddisfacimento è anche in esso ottenuto lungo la via dell’originario sadismo giacché l’Io passivo si traspone fantasmaticamente nella posizione precedentemente assunta, che ora è stata ceduta al soggetto estraneo. È assai dubbio che possa esistere un soddisfacimento masochistico più diretto; né sembra verificarsi la comparsa di un masochismo originario non derivato dal sadismo nel modo che abbiamo indicato. Che l’ipotesi della fase b) non sia superflua risulta dal comportamento della pulsione sadica nella nevrosi ossessiva. Qui infatti troviamo il volgersi della pulsione sulla propria persona senza un atteggiamento di passività nei confronti di una persona nuova; la trasformazione procede solo fino alla fase b); la voglia di tormentare diventa autotormento, autopunizione, non masochismo. Il verbo attivo non si fa passivo, ma assume una forma media riflessiva.


La comprensione del sadismo viene resa anche più difficile dal fatto che questa pulsione, accanto alla sua meta generale, o meglio all’interno di essa, sembra tendere a uno scopo tutto particolare: non solo scoraggiare e sopraffare, ma, in aggiunta, arrecare dolore. Ebbene la psicoanalisi sembra indicare che l’infliggere dolore non ha niente a che fare con gli originari comportamenti finalizzati della pulsione. Il bambino sadico non prende in considerazione il fatto di arrecare dolore né si propone di farlo. Tuttavia, una volta compiuta la trasformazione in masochismo, il dolore si adatta perfettamente a fornire una meta passiva masochistica; abbiamo infatti motivo di ritenere che anche le sensazioni di dolore – come altre sensazioni spiacevoli – invadano il campo dell’eccitamento sessuale e producano uno stato di piacere in grazia del quale ci si acconcia anche all’esperienza spiacevole del dolore. Una volta che il subire dolori si sia trasformato in meta masochistica, può prodursi regressivamente anche la meta sadica del recare dolore: il quale, mentre viene suscitato in altre persone, procura un godimento masochistico nello stesso soggetto che si identifica con l’oggetto che soffre. Naturalmente ciò che in entrambi i casi procura il godimento non è il dolore in quanto tale, ma l’eccitamento sessuale concomitante: e ciò, nel caso del sadismo, in una forma particolarmente opportuna. Il godimento suscitato dal dolore sarebbe quindi una meta originariamente masochistica, che tuttavia può trasformarsi in meta pulsionale soltanto nell’individuo originariamente sadico.


Per amore di completezza, aggiungerò che la compassione non può esser descritta come un esito della trasformazione pulsionale occorrente nel sadismo, e richiede invece la concezione di una formazione reattiva nei confronti della pulsione.

Introduzione alla psicoanalisi ed altri scritti, Metapsicologia, 1915, Pulsioni e loro destini, Opere Vol. 8

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