mercoledì 1 giugno 2016

Il Padrone possiede la schiava....io possiedo il momento..sono scabrosa e mi denudo


"Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.
Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.
Non fotografare i neri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni.
La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.
Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perché non possono respingerti.
Non fotografare il suicida, l'omicida e la sua vittima.
Non fotografare l'imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.
Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa. Hanno già sopportato la violenza, non aggiungere la tua. Loro debbono usare la violenza, tu puoi farne a meno.
Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi. Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l'eroico moncherino.
Non ritrarre un uomo solo perché la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme.
Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall'incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l'attrice imbruttita dal tempo. Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie.
Non fotografare la madre dell'assassino e nemmeno quella della vittima.
Non fotografare i figli di chi ha ucciso l'amante, e nemmeno gli orfani dell'amante.
Non fotografare chi subì ingiuria, la ragazza violentata, il bambino percosso. Le peggiori infamie fotografiche si commettono nel nome del diritto all'informazione.
Se è davvero l'umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l'ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica. Non fotografare chi fotografa: può darsi che soddisfi solo un bisogno naturale.
Come giudicheremmo un pittore in costume bohémien seduto con pennelli, tavolozza e cavalletto a fare un bel quadro davanti alla gabbia del condannato all'ergastolo, all'impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, ad un corpo lacerato che affiora dalle rovine? Perché presumi che il costume da freelance, una borsa di accessori, tre macchine appese al collo ed un flash sparato in faccia possano giustificarti?"

Ando Gilardi.


La fotografia è un'arte; mi hanno definita un'artista. E' tutto nella mia mente, una situazione, un momento particolare, l'estasi del momento, una emozione. E' un impeto che prende e che ti trascina. Non puoi farci niente così come hai la voglia di possedere o di essere posseduta. In questo caso vuoi possedere l'anima.


La fotografia è una rappresentazione senza regole. Vi possono essere delle regole tecniche ma sono come le leggi, sono fatte per essere raggirate. Potrò rispettare le leggi della consuetudine, le leggi del vivere civile e del rispetto del prossimo così in uno scatto potrò preparare il set a seconda del genere che voglio fotografare, impostare le luci, creare una situazione, pensare a quello scatto con un determinato outfit, un determinato trucco ma deve comunicare. Non importa il modo ma la comunicazione.

Io fotografo tutto, osservo, cerco di vedere, mi soffermo così come il Padrone si sofferma sulla schiava o l'amante impetuoso accarezza la sua donna...per possederla. Possedere il momento. Farlo tuo. Solo tu sai che cosa ti trasmette quel momento. Direi che è il completamento del mio essere. Prima mi soffermavo 'mentalmente'; ora riesco a dare una forma al mio sentire. Guardo, ti guardo e ti entro nell'anima ma la cosa è reciproca. Non alzo barriere ma voglio che quel momento sia mio. Ho scoperto un 'altra 'me'.


Assumo le posizioni più strane,mi piego, mi corico, salgo su una scala o su qualsiasi appoggio o cosa che mi possa dare una visuale differente e migliore. Io e la mia macchina fotografica ci perdiamo insieme. Scruto il particolare. Sono un'artista scabrosa perchè mi denudo ma pretendo lo stesso dalle altre persone. Sono un'artista che si mette in ginocchio per sottomissione ma pretendo la stessa cosa da chi o dalla cosa che fotografo. Mi dono cercando di farlo al meglio ma voglio che questo sia ricambiato.

Mi siedo e scrivo. Scrivo di me e delle mie forme mentali. Sono una folle..si ..pazza di quello che non si vede ma si svela solo all'osservatore attento. Tutto è ispirazione, una ispirazione che poi cade sull'erotico a volte. Immagino ma concretizzo. Sono incatenata alla mia anima e sono fiera della mia follia.
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 1/6/2016



La filosofia nel boudoir-Bdsm creuza du male