sabato 4 luglio 2015

Le parafilie sessuali: il sadismo

di Lucia Imperatore il 13 maggio 2009

http://www.psicozoo.it/2009/05/13/le-parafilie-sessuali-il-sadismo/


Ci addentriamo nel nostro speciale sulle parafilie sessuali, in argomenti piuttosto delicati e difficili da trattare senza urtare la sensibilità di qualcuno e lo stomaco di qualcun altro. Psicozoo continua il suo speciale con un disturbo, il sadismo sessuale, che crea non poca indignazione e sofferenza a chi ne subisce gli effetti.
Definizione

Il termine sadismo fu introdotto da Krafft-Ebing, che lo derivò dal nome di Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio conosciuto come Marchese de Sade (2 giugno 1740 – 2 dicembre 1814), aristocratico francese autore di diversi libri erotici e di alcuni saggi filosofici, in cui è evidenziata la figura del sadico come individuo capace di compiere, con scientifica razionalità, ogni sorta di azione volta al male, rifiutando ogni limitazione imposta dalla morale comune e riconoscendo come unica legge il perseguimento e l’accrescimento del proprio personale piacere.



Oltre che una perversione, il sadismo può essere anche un tratto della personalità: sadico è infatti chi si compiace del suo essere crudele, chi prova piacere e gratificazione psicologica nel maltrattare i familiari, nelle sconfitte e nel dolore altrui. All’interno della vita familiare si nota come questi soggetti pretendano obbedienza, abbiano un senso fanatico dell’autorità e puniscano ogni minimo errore.

Secondo il DSM-IV Il sadismo sessuale comprende i comportamenti in cui il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica e fisica della vittima, inclusa l’umiliazione. Alcuni sadici provano piacere nell’evocare le loro fantasie sadiche durante l’atto sessuale, godendo del controllo completo sulla vittima terrorizzata da quello che sta avvenendo; altri mettono in atto i loro impulsi con un soggetto consenziente, magari affetto da masochismo sessuale; altri ancora purtroppo agiscono i loro impulsi con soggetti non consenzienti.


Le pratiche sadiche
Gli atti più comunemente emessi dai sadici riguardano sia attività che sanciscono il dominio sulla vittima, come ad esempio il forzare la vittima a camminare carponi, il legarla o il rinchiuderla, sia vere e proprie azioni di violenza quali, l’imprigionare, il bendare, lo schiaffeggiare, il fustigare, il pizzicare, il percuotere, il bruciare, il violentare, il procurare ferite da taglio, lo strangolare, il torturare e l’uccidere.

La prevalenza, l’esordio e il decorso
Il sadismo è un disturbo per lo più maschile, anche se non mancano gli esempi del gentil sesso.


Di solito l’età di esordio di questa patologia è la prima età adulta, anche se possono manifestarsi dei prodromi nell’infanzia (ad es. la violenza sugli animali e la loro uccisione). Secondo una ricerca finlandese, infatti, l’età media in cui i sadici prendono consapevolezza dei loro desideri patologici è intorno ai 18-20 anni, la prima esperienza intorno ai 21-25 anni, nella maggioranza dei casi valutata come un’esperienza positiva. La preferenza sadica o masochista può cambiare nel corso della vita: in genere passando dal masochismo al sadismo.

Spesso con gli anni il disturbo tende ad incrementarsi e può protrarsi fino all’arresto del paziente per la messa in atto di comportamenti pericolosi, compreso l’omicidio, con soggetti non consenzienti. La gravità è maggiore se combinato con il disturbo antisociale di personalità, in cui la sofferenza dell’altro non è vista o viene completamente ignorata.

Le forme
Il sadismo può assumere diverse forme secondo il grado di aggressività esercitato e le conseguenze che ne derivano.

A questo livello distinguiamo:

a) il sadismo criminale, che è proprio di individui, che spinti da un sentimento di violenza, torturano la vittima fino ad ucciderla. Il comportamento di questi soggetti sembra essere collegato più ad una forte impulsività e malvagità che a tendenze sessuali;

b) il sadismo perverso, che consiste in una serie di torture o giochi perversi attuati allo scopo di avere un’eccitazione sessuale. Gli individui che rientrano in questa categoria possono agire sia su soggetti dello stesso sesso, che su bambini, animali e perfino su oggetti;

c) il sadismo nevrotico, caratterizzato dal forme di perversioni che fungono da scarica o da contenimento e sono spesso legate a sintomi nevrotici come angoscia, ossessioni, fobie.


Le possibili cause
Sigmund Freud ha utilizzato frequentemente il termine sadismo per indicare sia la fusione di sessualità e violenza, sia l’esercizio della sola violenza anche senza connotazioni sessuali. Allo stesso modo, in un primo tempo il sadismo fu considerato da Freud un fenomeno primario, capace di convertirsi poi in masochismo, mentre in un secondo momento sarebbe stato il masochismo originario ad essere deviato verso l’esterno sotto forma di sadismo, attraverso la pulsione di morte.

Secondo le teorie psicodinaliche classiche la soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega, con la sua identificazione con la vittima: il sadico quindi gode nel far soffrire sé stesso.


Ciò che va più di ogni altra cosa messo in rilevo è che c’è una relazione complementare e simmetrica fra sadismo e masochismo, che sono in pratica due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione, le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo.

Sostiene Freud: “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”.

Sembra che l’abuso subito nell’infanzia sia un altro possibile fattore causale o comunque correlazionale del sadismo. Uno studio di Nordling e coll. del 2000, condotto in Finlandia presso club sado-maso sono stati intervistati 186 uomini e donne di età media fra i 30 ed i 35 anni. 18 di loro hanno dichiarato di essere stati sessualmente abusati; di questi soggetti abusati, in particolare le donne, erano più coinvolte in atti masochistici delle donne non abusate.

Secondo Gabbard, l’atto aggressivo serve a contenere la rabbia e l’ostilità di questi soggetti che sono guidati da un forte desiderio di dominare ed umiliare gli altri e nello steso tempo di voglia di riscatto e vendetta.


Lo psicologo forense Richard Walter evidenzia tre caratteristiche del sadismo, le cosiddette “Tre D”: dread (Paura), dependency (dipendenza) e degradation (degradazione) – ( in Keppel, 1997). Il sadico vuole infliggere un senso di paura nella vittima, provando un’eccitazione sessuale attraverso la percezione del grado di terrore della vittima. Inoltre vuole che la sua vittima sia completamente dipendente da lui; quanto più grande sarà la dipendenza percepita tanto grande sarà il suo brivido sessuale. Per finire, il sadico degrada la sua vittima sia fisicamente che spiritualmente.

E’ importante comunque sottolineare, che tutte le forme di parafilia, sembrano rifiutare o comunque allontanare la possibilità di relazioni sane che richiedano impegno e responsabilità: il sadismo in particolare rifiuta la reciprocità che è come caratteristica fondante dell’amore.
La relazione con il partner non è ottenuta con il rispetto e la dedizione, piuttosto con una forma di unione simbiotica attraverso il dominio.


Il sadico vuole sfuggire alla propria solitudine e al proprio senso di isolamento impossessandosi di un’altra persona. Sublima sè stesso incorporando un altro essere che lo idolatra[…]

Il sadico non prova brivido per la morte della vittima, ma solo per un prolungato processo di tortura e di sofferenza su di una vittima cosciente. La morte della vittima è dovuta alla violenza del crimine commesso dal sadico, la cui opera si completa non appena i suoi bisogni sono stati soddisfatti.
Bibliografia

– Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini

– Pietrantoni L., Sadomasochismo e feticismo: aspetti clinici e psicosociali, Ric. Sessuologia, vol. 30 2006, CIC

- Ayzad, BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo, Castelvecchi, 2004.

La filosofia nel boudoir-Bdsm creuza du male