martedì 12 maggio 2015

Sesso, kinbaku e videotape

http://www.gabbia.com/boudoir/27/11/2012/sesso-kinbaku-e-videotape/

Posted on 27/11/2012 by Blue Deep
Qualche sera fa mi è capitato di andare con un’amica in un club privée. Ovviamente – e come sempre – eravamo forniti di corde e fruste e frustini. Era la nostra “prima volta” in quel club e non sapevamo neanche se avremmo potuto tirar fuori l’attrezzatura e divertirci a “modo nostro” o se invece avremmo potuto solo scambiare qualche chiacchiera con proprietari e frequentatori, conoscere qualche persona reale fuori dall’onnipresente rete e, magari, iniziare un qualche dialogo interessante con persone in carne ed ossa.

La prima sorpresa, in fondo al corridoio a sinistra, è stata una stanza, una stanza intera, dedicata al SM con tanto di gogna, croce di Sant’Andrea, gabbia, trespolo per le sospensioni e una poltrona clinical di pelle nera da far invidia ad un film FemDom americano. Il tutto sotto un soffitto a volta dal sapore mediamente antico come piace a me.

La seconda sorpresa, veramente bella, è stata il via libera del proprietario per le nostre pratiche ma, soprattutto il gradimento degli altri clienti per gli scorci di SM presentati, nessuno particolarmente estremo ma nessuno inventato o inscenato a mero uso spettacolare: a parte l’esclusione di pratiche un po’ “forti” niente che non si veda anche in un play party SM, come intensità e rigore della “punizione” somministrata, punizione che – data la partner - era il massimo del premio.

Verso la fine della serata il proprietario del locale – rotti gli indugi professionali – si avvicina e mi chiede, soprattutto relativamente alle corde, “ma una volta che leghi una donna poi che ci fai?”.

Bella domanda! Ci ho messo mezz’ora solo per spiegargli perché la cosa non è così semplice. Una spiegazione un po’ così, ovviamente, alla buona per “non addetti” ma che, alla fine, come tutte le cose semplificate, mi sembra sia arrivata a segno meglio dei trattati universitari o dei manuali di BDSM.

La storia è quello che succede mentre noi pensiamo di fare altro.

Per capire come mai è difficile rispondere ad una domanda così semplice bisogna tornare indietro al secondo dopoguerra e citare a memoria due nomi importanti nel bondage fatto con le corde (rope bondage): John Willie e Takashi Tsujimura.


Aspettate un attimo prima d’eclissarvi verso siti più divertenti, non è una lezione di storia, per carità, è solo un piccolo passaggio sul passato per tornare subito al presente. Nel 1947 John Willie inventa una rivista chiamata Bizarre e nel 1948 in Giappone esce il primo numero di una rivista chiamata Kitan Club. Le attività ludiche sospese dalla guerra ricominciano in occidente e in oriente, sostanzialmente, con queste due riviste. Se faticate a prendere quota vi aiuto io. John Willie è quello di “Sweet Gwendoline” di cui trovate qui vicino un’immagine abbastanza rappresentativa. Il filone è delle Damsels in Distress, per capirci, le signorine legate, rapite e seviziate. Più o meno nello stesso periodo un signore dal nome complicato, Takashi Tsujimura, inizia a collaborare in Giappone alla rivista Kitan e grazie al suo impulso il magazine di “cose strane” diventa un contenitore di SM, bondage incluso.

Nel 1950 circa i nemici di un tempo, i giapponesi e gli americani, sono impegnati in una brutta cosa che si chiama guerra, insieme questa volta (giocoforza per i giapponesi, ovviamente) contro la Corea del Nord. In questo periodo e in modo ufficiale inizia il passaggio di stili, nodi e concetti tra occidente e oriente, tra gusto giapponese e stile occidentale, tra John Willie e Takashi Tsujimura che si copiano e si ispirano uno con l’altro fino alla pubblicazione dei lavori di John Willie sul Kitan Club. Colpo di scena!! Sì è così: il magazine sacro del legare giapponese ospita i lavori di un “occidentale” ben poco “giappo” come John Willie e la sua Gwendoline, fin dal 1952.

Ktan Club - 1954
Takate Kote Gote - Kitan Club 1954

Eppure, nonostante questo travaso continuo tra oriente e occidente abbia iniziato a realizzarsi già prima del 1952, nonostante ci siano immagini che provano e comprovano cosa i giapponesi hanno copiato dagli occidentali e cosa gli occidentali hanno copiato dai giapponesi, ancora oggi la mania (a dire il vero tutta occidentale) di distinguere e sottolineare differenze e origini, forse giuto per darsi un tono esotico di orientale saggezza, ha creato una distinzione un po’ artificiosa e forzata tra “legare all’occidentale” - western bondage – e “legare alla giapponese” – shibari/kinbaku.

Quindi prima di dire “che si fa di una donna una volta che la si lega” si dovrebbe, per dare soddisfazione ai duri e puri delle rispettive “scuole” (occidentale o giapponese) , dichiarare a quale campanile si aderisce e a quale “partito bondagico” si è tesserati.

Sembra facile allora, basta far finta che questa suddivisione esista solo nella testa degli “addetti a lavori”, lasciare a loro i discorsi di lana caprina e parlare in modo generico di bondage con le corde senza specificare a quale “esercito” si fa riferimento, tanto a chi di bondage sa poco questa sottigliezza poco interessa, così come poco interessa a chi scrive, non so se si era capito …

Sarebbe bello ma non è così. La spiegazione del “cosa ci fai con una donna dopo averla legata” qui da noi – anche quando si riesce a cancellare la separazione pretestuosa tra occidente ed oriente – è ancora complicata dal fatto che tutto deve essere o nero o bianco e se una cosa è nero e bianco insieme non va bene perché poi ci mancano gli argomenti per litigare. In virtù e in grazia del fatto che a noi piace tanto litigare, soprattutto in Italia, ci si ritrova alla fine a contare almeno tre diverse “filosofie” connesse all’arte del legare, che la vogliate chiamare bondage occidentale o kinbaku/shibari o con altro nome di vostra fantasia.


Ho personalmente battezzato le tre filosofie come “la via dello Zen”, la “via dell’Arte” e la “via del SM”. Il perché abbia etichettato questi tre filoni di pensiero proprio con quei nomi e non altri lo spiegherò in seguito. Per ora vi dico che, curiosamente, queste tre vie hanno aspetti simili sia che vengano professate da legatori occidentali che legano all’occidentale sia che vengano professate da legatori occidentali che legano alla giapponese.

La prima riflessione che mi viene in mente, proprio ascoltando i miei compagni di corde occidentali, è che possiamo anche legare alla giapponese ma prima di essere giapponesi e legare “sentendo” alla giapponse, forse dobbiamo iniziare a vivere in Giappone, forse mangiare in Giappone e forse anche studiare in Giappone. Anche essere nati in Giappone da genitori giapponesi aiuterebbe, giusto un pochino.

Per questo motivo più avanti mi farò sostituire dalla parole di un giapponese di prim’ordine anche se ormai passato a (spero per lui) miglior vita lasciando a noi l’onere di gestire un sacco di suoi “eredi spirituali” più o meno accreditati.

Ma per arrivarci passo a passo iniziamo a giocherellare un pochino con le corde.

Quella che chiamo la “via Zen” prevede legature che liberino lo spirito imprigionando il corpo. E’ una pratica che per scrupolo ho cercato nei siti Zen ma non ho trovato. Mentre nei siti e nei blog di bondage spesso si riecheggia lo Zen viceversa non ho trovato un solo accenno di bondage o shibari o kinbaku nei siti Zen. Il motivo non mi è ancora del tutto chiaro ma mi riprometto di chiedere a qualche Maestro Zen e attendere con pazienza una risposta, se risposta ci sarà.


Bisogna però dare a Cesare quel che è di Cesare: veder “volare” una persona in un hog-tie (vedasi figura nelle vicinanze) non è cosa che capita raramente, anzi, nella mia esperienza è la cosa che succede più frequentemente. Ci credo, così chiusa e impacchettata, vincolata e protetta una persona che può fare se non abbandonarsi nel ventre materno e tornare alle delizie del pre-nascita?

Però ci sono tecniche di rilassamento anche più efficaci, con minor dispendio di denaro in corde e seminari per chi vi deve legare, con maggiore efficacia e costi ridotti; ad esempio con 45 minuti di massaggio craniosacrale ottenete lo stesso effetto; niente di trascendentale quindi nel bondage occidentale o giapponesiforme, distesi e legati si realizza all’incirca lo stesso meccanismo di attivazione del sistema che i terapeuti chiamano parasimpatico ed è questo meccanimso noto da tempo a darvi la sensazione di volare alleggeriti del vostro corpo. Provare per credere!

La seconda via è la “via dell’Arte”. Sì, lo ammetto, alcune foto di bondage sono oggetti d’arte molto incisivi, sono foto di un estremo rigore tecnico, scattate con mano professionale su legature elaborate e complesse. Sì molte sono indubbiamente belle. Belle come una scultura di marmo o un quadro di qualsivoglia corrente pittorica.



Ma poi guardi e ti rendi conto che quella posizione fotografata può essere mantenuta sì e no tre secondi se no un qualche pezzetto della modella, per forza di cose, deve andare fuori posto. Poi guardi e ti chiedi “ma se la modella non fosse stata così bella la foto come sarebbe stata?”. Poi guardi e ti chiedi … “ma … è arte la foto o è arte la legatura?” Il bondage “forma d’arte” è diverso dal bondage “soggetto d’arte”. Su questo è ora di mettere un punto fermo. In cosa differiscano un soggetto d’arte e una forma d’arte lascio a voi il piacere focalizzarlo pensando ad un quadro perfettamente eseguito che però rappresenta un polmone lessato.

“Non puoi capire le corde se non ami la costrizione”.

BondageQuesto è stato detto (in mia presenza) da una modella al suo compagno che cercava di farsi spiegare che ci trovasse (lei) di bello nel farsi legare. Non puoi capire le corde, la loro bellezza, la pienezza e la forza del loro uso se non le cali nel mondo in cui una è costretta, legata, inerme in balia di un altro. Non puoi capire la bellezza delle corde se non capisci lo scintillante, misterioso, caldo, destabilizzante, sensuale, coinvolgente, avvolgente, emozionante, vibrante mondo del SadoMaso.

Le corde, a mio parere, non sono e non possono essere un corpo a sé nel “BDSM” ma sono in tutto e per tutto SM, quel SM che ha il sapore di sottomissione e scambio di potere, affidarsi ed abbandonarsi a chi comanda il gioco in forme sempre diverse ma che, alla fine, cantano lo stesso spartito.

Questa quindi la “via del SM”. Siccome io sono un sostenitore della terza via (non che le altre due mi dispiacciono, se subordinate alla mia preferita) la risposta al signore del locale non poteva che essere: “se accarezzi la ragazza che leghi mentre la leghi, se lei si eccita nell’essere costretta e accarezzata, se la torturi mentre e dopo averla legata e lei si eccita nell’essere legata e torturata, se la penetri o la fai penetrare da altri allora col bondage ci puoi fare tante tante cose interessanti“.

Chiaro che se vuoi stare nel SM ogni cosa che fai prima, durante e dopo la legatura deve essere consensulamente desiderato da tutti ma così la costrizione con le corde, a questo punto anche quella “acrobatica”, ha un suo significato e una sua ragione d’essere di per sé. Per una sub essere appesa e impotente, impossibilitata a difendersi ha un valore costrittivo e umiliativo di grande impatto. Il dover “subire” le sevizie e le attenzioni sessuali di uno o più uomini che di lei si interessano e si prendono cura diventa un motivo di forte emozione, che amplifica il suo ruolo; da legata, “costretta”, soddisfarli tutti e da tutti essere soddisfatta può diventare molto più che una banale “gang bang” come ormai se ne fanno pure nelle riunioni condominiali.

Avevo scritto all’inizio che per investigare nella bellezza del rope bondage inteso anche come sintesi delle tre vie, nessuna esclusa ma nessuna più importante delle altre, non avrei potuto che lasciarvi tra le mani di un uomo, una persona grande nella sua vita difficile come è stato grande nel kinbaku e nel SM.

Nel leggere questa traduzione e queste righe di vita vissuta vien fuori, a mio parere, una visone sensuale del rope bondage, una sorta di esaltazione del SM e della dominazione, della bellezza nella sofferenza inflitta al fine di erotizzarla e sessualizzarla in piacere, quella via che molti “legatori”, Akechi Denki in testa, perseguono, senza dimenticare le altre ma con intenso piacere, dando alle corde un sapore più intimo di relazione e di complicità se non anche di condivisione.


Hikari Kesho -video narrativo ok from Hikari Kesho on Vimeo.

La filosofia nel boudoir-Bdsm creuza du male