sabato 22 giugno 2013

Forniphilia


http://stimoli.blacksatin.it/2011/02/04/forniphilia-00574.php

Trasformare la vostra amante o un consenziente partner in un utile oggetto d’arredamento è il fine ultimo della pratica della forniphilia.

Questo termine è stato creato da Jeff Gord, ingegnere statunitense che, appassionato al bdsm e ai grandi artisti del bondage, decide di mettere in pratica le sue visioni erotiche con partner consensuali interessate ad essere trasformate in utili ed eleganti oggetti d’arredamento come sedie, tavoli, lampadari.

Ovviamente, sebbene Jeff Gord abbia coniato per primo il termine, la forniphilia non nasce con lui ma, come quasi tutte le pratiche sessuali e i giochi di potere, esiste da millenni nel dna umano.

La forniphilia spazia dalle creazioni più semplici, poggiapiedi o semplice candelabro, fino alle forme più complesse che richiedono inventiva e capacità pratiche e sfociano nella creazione di veri e propri oggetti d’arte.

Un buon artista è capace di trasformare un persona di un lampadario appeso al soffitto o addirittura in una macchina da corsa.

Ovviamente, come in tutte le pratiche bondage, è necessaria una grande fiducia reciproca e una grande attenzione al sottomesso da parte del dominatore per non incorrere in incidenti che potrebbero mettere in discussione la salute del partner.

Jeff Gord in un’intervista spiega che la forniphilia ed il bondage sono come sport estremi che richiedono pratica e pazienza. Per cui consiglia ai principianti di cominciare con realizzazioni semplici e poco impegnative per poi passare via via a realizzazioni più complesse man mano che aumenta la conoscenza dell’anatomia umana e del partner che, ovviamente, deve essere il primo a divertirsi.

I prodotti menzionati in questo post sono:
Manette di Paul Seville
Gioco Kinky
Quadro Alicia
Collare in pelle di razza di Paul Seville
Tutti disponibili su Black Satin – Erotic Luxury Bout


venerdì 21 giugno 2013

SESSO & BDSM

http://www.skorpio.net/bdsm/sessoebdsm.htm

Una discussione assai sentita all'interno delle varie comunità BDSM riguarda la presenza o meno di atti sessuali all'interno del rapporto BDSM. Il Bdsm nasce ovviamente da pulsioni di tipo erotico, per cui è indubbio un legame strettissimo tra sessualità e Bdsm. Però spesso, specialmente in un gioco D/s, gran parte del gioco si regge su una 'distanza' tra Dom e sub, che la negazione di un contato sessuale sottolinea e acuisce. Pare che questo avvenga più di frequente nei rapporti che vedono una donna nel ruolo Dom, e che l'assenza di rapporti sessuali sia invece molto meno diffusa nei rapporti che vedono l'uomo Dom e la donna sub. Forse dipende dal tipo di risposta fisica al desiderio erotico, palesemente più forzante per i maschi. Va anche detto che nel BDSM esistono pratiche che coinvolgono a vario titolo zone erogene e organi genitali (come ad esempio le penetrazioni con dildo, il CBT o il FaceSitting). Ci sono poi un intero mondo di giochi raggruppati sotto il nome di Tease & denial (tormento e divieto) in cui il sub viene appositamente stuzzicato ed eccitato e l'orgasmo viene controllato dal Dom, e, a date condizioni, concesso o vietato. Ci sono poi i cosidetti Chasty Games (Giochi di castità), centrati sulla castità forzata del sub, spesso costretto a portare cinture o altri strumenti di castità per periodi più o meno lunghi. Tali pratiche vengono da alcuni giudicate 'sessuali' e da altri esclusivamente strumentali alla sottomissione. C'è quindi chi ritiene che il BDSM sia una forma di gioco erotico 'preliminare' che sfocia necessariamente nel sesso, chi non farebbe MAI sesso con il proprio Dom o sub, chi lo fa ma distingue nettamente il momento del gioco BDSM (privo di sesso) dal resto del rapporto e chi mischia tutto questo. Vediamo nello specifico alcune ragioni di queste scelte differenti:
BDSM CON SESSO
Nel gioco è presente un ovvio coinvolgimento di tipo erotico. Molte pratiche coinvolgono i genitali e altre zone erogene, l'abbigliamento è spesso di tipo sessualmente stimolante e persino le pratiche meno 'dirette' (ad esempio le umiliazioni verbali) sono percepite come fonte di eccitazione erotica. Ne consegue che durante una sessione i partecipanti siano necessariamente 'stimolati' a livello erotico-sessuale. Questa stimolazione può essere intesa ed utilizzata come 'premessa' ad atti sessuali veri e propri o essere vissuta come eccitazione erotica a se stante. Anche nel corso dell'atto sessuale il bdsm può restare vivo e attivo. La parte Dom può ad esempio 'imporre' il proprio soddisfacimento come obiettivo in assoluto spregio della soddisfazione del partner sottomesso (o con il divieto per questi di raggiungere l'orgasmo) che diventa quindi 'strumento' di piacere o giocattolo sessuale. Vedremo più approfonditamente gli usi sessuali del sub nella pagina specifica della sezione Giochi.

BDSM SENZA SESSO

Per molti Bdsmer il piacere che deriva dal gioco è di tipo differente dalla pura gratificazione sessuale. Viene spesso descritto come un orgasmo 'mentale', uno stato di lucidità e intensissimo coinvolgimento, che porta a sensazioni di piacere altrettanto intense dell'orgasmo sessuale. In questo tipo di sessioni spesso le componenti di dominazione saranno assai accentuate. Per questo tipo di BDSMers, il sesso non è affatto necessario per la realizzazione di una sessione bdsm. Ovviamente riconoscono che spesso vi sia una forte tensione erotica, ma semplicemente non hanno interesse a concretizzarla in atti con il proprio compagno di gioco. Coloro che apprezzano il D/s sanno bene quanto sia intensa la situazione in cui il sub venga tenuto in uno stato di palese sovraeccitazione erotica. Vi sono molti sub (specialmetne maschi) che trovano molto più desiderabile questo stato di desiderio che raggiungere l'orgasmo. Ci sono specularmente molti Dom, specialmente di sesso femminile, che apprezzano moltissimo dominare ma cosniderano i sub alla stregua di servitori, animali o oggetti. In alcuni casi riconoscono loro un ruolo di "amici" o qualcosa di simile fuori dal gioco, ma all'interno del gioco non hano certamente alcun interesse in un contatto di tipo sessuale. In questo tipo di relazione il desiderio del sub può venire ignorato, essere oggetto di derisione o anche spinto all'estremo per il divertimento del Dom. Per questo genere di giochi vengono spesso utilzizati strumenti di costrizione intima come cinture di castità maschili o femminili. Castità forzata e Tease & denial sono i giochi bdsm "privi" di rapporti sessuali più diffusi. Ci sono però anche giochi bdsm 'senza sesso' meno cerebrali e maggiormente centrati sul S/m che sul D/s. Ad esempio dove il sub venga usato come giocattolo di tortura, da frustare o tormentare senza altre forme di gratificazione erotica. Coloro che apprezzano questi "giochi di tortura" son odi solito definiti rispettivamente "sadici" e "masochisti". Escludere rapporti sessuali dal gioco Bdsm comporta anche maggiore facilità per le coppie nell'aprirsi al gioco di gruppo. Di norma per chi sposa questo punto di vista le pratiche che coinvolgono gli organi genitali vengono appunto considerate 'strumentali' e non sessuali. L'assenza dei rapporti di tipo sessuale rende anche meno ambiguo e più accessibile un rapporto BDSM occasionale.

QUALCHE ALTRA RIFLESSIONE

È certamente molto eccitante percepire l'eccitazione del sub e esaperarla. Inoltre ritengo che quando un Dom si 'concede' sessualmente al proprio sub in qualche modo rompa l'atmosfera del gioco. Nella mia personale esperienza, quando il gioco Bdsm vira ad un rapporto sessuale completo, l'orgasmo coincide con la fine del gioco. Passare dal gioco bdsm a fare l'amore può essere un modo delizioso di concludere un gioco tra persone che si amano, specialmente se coppie stabili che non praticano il 24/7. Un altro punto interessante riguarda l'orgasmo di per sé. Normalmente appena dopo l'orgasmo la gran parte delle persone è particolarmente debole e, specialmente per un sub, vulnerabile. Per questo è sempre un momento assai delicato in cui un Dom dovrebbe mostrarsi molto dolce e affettuoso, indipendetemente dal fatto che il gioco prosegua o meno. So che alcune persone ritengono che proprio per questa vulnerabilità è il momento migliore per colpire (mentalmente o fisicamente) più duramente il sub. Non voglio esprimere alcun giudizio in merito. Certamente si tratta di un momento molto delicato. Ciò che credo vada tenuto in mente è che le perosne fanno bdsm per esprimersi, non per distruggersi. Se lo scopo è approfondire emozioni anche molto intense, anbche queste forzature rientrano nel gioco. Se lo scopo è distruggere o essere distrutti, c'è qualcosa che non va. Tenere il sub eccitato comporta alcuni aspetti assai interessanti. Più tempo un sub di sesso maschile è tenuto 'sulle spine' più diventa docile e accetta di sottomettersi anche a giochi che normalmente troverebbe difficili da sopportare. Non avviene esattamente lo stesso con sub di sesso femminile, ma resta comunque un gioco molto intenso eccitarle e non ocnceree loro l'orgasmo. Ovviemnte ci sono metodi assai differenti di concedere o raggiungere l'orgasmo in ambito bdsm, ne vedremo alcuni nella pagine sull'uso sessuale

Le perversioni femminili

http://psicologiadicoppia.net/2013/03/18/le-perversioni-femminili/

Di silvia michelini il 18 marzo 2013


Dott.ssa Silvia Michelini – Psicologa, Roma

Cosa si intende per PERVERSIONE? Qual è il confine tra normale e patologico in amore?

Molto spesso è difficile delineare un confine tra normalità e patologia, soprattutto negli affetti.

Questo articolo è un viaggio nell’interpretazione psicoanalitica delle perversioni femminili, poiché la psicoanalisi è ancora oggi, la teoria che maggiormente si è occupata di questo tema e che ha fornito le risposte più esaustive da un punto di vista teorico.

Ognuno intende l’amore a modo suo, vi ripone delle aspettative, spesso irrealistiche o stereotipate e cerca in età adulta di unirsi ad una persona che condivida con lui/lei la sua stessa idea dell’amore e del rapporto di coppia.

Qualora s’imbatta in un conflitto, avrà la tendenza ad attribuire la causa all’altro o al caso, mentre quasi in tutte le coppie, i motivi di conflitto sono simili o comunque ricorrenti, ma ciò che varia è la modalità con cui li si affronta e il grado di responsabilità di ognuno dei due partner.

Per quel che riguarda l’aspetto sessuale, delineare un confine tra normale e patologico è più semplice.

La perversione è definita in ambito psicologico come “un comportamento psicosessuale, che si esprime in forme atipiche rispetto alla norma”.[1]

Il DSM IV definisce le perversioni come “impulsi sessuali, comportamenti ricorrenti ed eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati, sofferenza o umiliazione per se stessi, del partner, di bambini o di altre persone non consenzienti, che si manifestano per un periodo uguale o superiore ai sei mesi”.

E’ chiaro come il confine tra la normalità e la patologia è segnato da due aspetti: l’oggetto e la volontà dell’oggetto e che dipende da quale norma si assume come criterio.

Secondo Freud (1915), lo sviluppo psicosessuale sano, passa attraverso varie fasi: orale, anale, edipica e genitale; lo sviluppo parte dalla prima fase, che è la meno evoluta (fase orale), associata al neonato, per cui al completo stato di dipendenza e di parzialità (il soggetto non è in grado di percepire l’altro come una persona unica, intera, dotata di sentimenti e pensieri propri) alla più evoluta, quella genitale, che coincide con la capacità adulta di amare, formare una coppia e una famiglia.



In questa fase il soggetto diviene capace di percepire l’altro come “diverso da se”, come intero, come un individuo capace di sue emozioni e pensieri.

Per Freud la perversione è una FISSAZIONE o UNA REGRESSIONE ad uno stadio di sviluppo psicosessuale precedente, in cui la sessualità si esprime attraverso “pulsioni parziali”, strettamente legate alle zone erogene.

In particolare, Freud definisce perversa ogni condotta che si discosta dall’oggetto (come nel caso della pedofilia), dalla meta sessuale (che può essere raggiunta solo attraverso una determinata pratica, come nel caso del feticismo) o dalla zona corporea (quando il piacere sessuale è raggiunto con parti del corpo di per sé non deputate alla sessualità, ad esempio i capelli, i piedi o il vestiario per il feticista).[2]



In tal senso la perversione è soprattutto PAURA DI AMARE E DI CRESCERE.

Il concetto di perversione, si allarga se si assume come norma l’ordinamento sociale dominante i cui valori vengono interiorizzati dall’individuo attraverso l’educazione.

In questo caso, ogni incapacità di contenere i propri impulsi meno socializzabili è fonte di perversione.

G. Jervis definisce così la personalità perversa:

Ha difficoltà a trattenersi nel soddisfare i propri impulsi (personalità orale o sadico/anale freudiana)
Ha costanti difficoltà nel valutare la discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e insieme nel valutare le conseguenze di questi atti.
I suoi atti procurano danni a se stesso e anche agli altri
E’ dotato di capacità intellettive nella norma, non è nevrotico, né psicotico.
E’recidivo: tende a reiterare le condotte perverse.
L’interpretazione psicoanalitica della perversione pone al centro il rinnegamento della realtà, il fingere che non esistano le differenze, la non accettazione delle diversità, dei confini che distinguono il proprio Io dagli altri, un sesso da un altro, una generazione da un’altra.

Il perverso confonde passato e presente, nega i confini della separazione, ha bisogno della finzione, del dominio, della manipolazione. Perché per il perverso è impossibile accettare la separazione? Per rispondere occorre rifarsi a Freud secondo il quale l’amore è nostalgia per il primo oggetto: la madre. Nell’altro si ricerca qualcosa che possa riprodurre la protezione, l’unione, la pienezza originarie.

E’ vero, infatti, che il primo oggetto d’amore condiziona, inconsciamente, il desiderio di ciascuno, ma l’accettazione della perdita porta a reinventare il passato nel presente scegliendo un nuovo oggetto in modo creativo. Ciò non è possibile nella perversione che non ammette la rinuncia, la perdita.

La nostalgia per la fusione e l’appagamento antichi può dare origine ad un feticcio da idolatrare, al quale sacrificare la propria vita affettiva. Il feticcio è il più delle volte un’immagine interna: la figura materna, ed esprime il bisogno di mantenere intatta, immutata l’antica fusione con il primo oggetto d’amore. Il perverso accetta il dolore provocato dai propri sintomi pur di non affrontare quello della differenziazione, della separazione.[3]

La sessualità, quale evento “psicosomatico”, che riguarda cioè sia l’aspetto psichico che fisico, ha risentito nel corso degli anni dei vari cambiamenti sociali e culturali che si sono avvicendati, dei nuovi modelli che privilegiano l’apparire anziché l’essere, la seduzione, piuttosto che il desiderio.[4]

Veniamo ora alle differenze tra uomo e donna nelle perversioni.

Sebbene non vi sia una reale differenza tra uomo e donna rispetto ai processi psicologici o somatici, i loro comportamenti risentono dei retaggi culturali ed educativi di riferimento.

Mentre negli uomini un desiderio perverso è prevalentemente messo in atto con una condotta sessuale, nelle donne la realizzazione di un simile desiderio avviene attraverso altre modalità il cui legame con la sessualità non è immediato; molto spesso le perversioni femminili riguardano i sentimenti e gli affetti, perché alcune premesse sono necessarie affinché lei si conceda e comunque non implicano sempre l’atto sessuale.

Le principali perversioni femminili sono: il masochismo e il sadismo (sia sessuale che morale), l’autolesionismo, il mascheramento e la cleptomania.

Anche se nella perversione femminile l’eccitamento sessuale non è sempre al primo posto, si possono riconoscere fantasie, motivazioni e travestimenti analoghi a quelli propri delle perversioni maschili.

In alcune donne alla base di sintomi perversi vi è il permanere, nel mondo interno, di una madre idealizzata, irraggiungibile.

Con l’adorazione, queste donne si difendono dall’odio nei confronti della madre e quindi dai propri impulsi aggressivi. Il tempo viene fermato all’infanzia, alla condizione di figlia-bambina.

La conseguenza di ciò è la sottomissione all’ideale materno, la convinzione circa la propria inferiorità, il timore di aver deluso la madre, il vivere nella sua ombra sacrificando affetti e carriera.[5]

Sigmund Freud indicò con il termine di “masochismo morale” i comportamenti in cui il soggetto si infligge sofferenze assumendo un ruolo di vittima senza che vi sia in ciò eccitazione sessuale.

Si tratta di persone con un forte senso di colpa che le porta ad infliggersi punizioni al fine di espiare.

Nelle donne il masochismo morale trova espressione in forme di autolesionismo o condotte di tipo borderline: ferimento (con schegge di vetro o spille), spegnersi sigarette addosso, strapparsi i capelli (la tricotillomania), privarsi del cibo o instaurare con esso un rapporto conflittuale sulla base dell’analogia cibo-amore ( l’anoressia-bulimia), la sottomissione sessuale estrema, come nel film 9 settimane e mezzo (Horigkeit).




Secondo Kraft-Ebing (1886), la sottomissione di per sé non è una perversione nella donna, ma l’estremizzazione di una sua naturale tendenza; proprio come gli uomini sono predisposti a sessualizzare l’amore, le donne sono predisposte all’amore puro e alla debolezza di volontà, che le conduce all’asservimento sessuale.[6]

Le donne masochiste, sono inconsciamente convinte di essere state bambine cattive e sporche, indegne d’amore e quando lo desiderano, si sentono in colpa e attraverso le condotte autolesionistiche simboliche, provano un senso di pace e di quiete.

L’autolesionismo rappresenta simbolicamente l’atto sessuale: con un oggetto appuntito (pene) mi trafiggo o mi ferisco (vagina/penetrazione) sento il dolore (sensazione fisica/orgasmo) e alla fine mi sento calma e rilassata (fase post orgasmica).

Le donne che soffrono di queste forme di autolesionismo hanno una sessualità problematica, poiché hanno vissuto male il loro sviluppo fisico ed affettivo, dalla comparsa della prima mestruazione in poi.

Esse non riescono ad accettare la perdita del loro corpo di bambina.

Le donne, attraverso l’autolesionismo esprimono rabbia, colpa, desiderio sessuale e bisogno di punizione.

Per chi avesse desiderio di approfgondire questa tematica consiglio il film “Ragazze Interrotte” con una meravigliosa Angelina Jolie.



Sia le automutilazioni , sia la tricotillomania tengono sotto controllo le angosce e i conflitti dovuti al passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di persone che, pur avendo raggiunto la maturità sessuale fisica, conservano sul piano psicologico gli ideali di genere dell’infanzia.

La donna che si strappa i capelli, così come l’anoressica, non vogliono mostrare la loro seduttività e la loro femminilità, si oppongono nel mostrarsi donne, vorrebbero tornare bambine, per non entrare in conflitto con la figura materna, percepita come dominante, ambigua (da un lato si mostra amorevole dall’altro aggressiva) e anaffettiva.

C’ è poi un’altra forma molto particolare di perversione femminile che è l’eccessiva femminilità, tecnicamente “il mascheramento di femminilità”: consiste nel desiderio irrefrenabile di confermare la propria identità sessuale esacerbandola attraverso gli abiti ed il trucco. Questa perversione è molto difficile da riconoscere, perché è chiaro che una donna si trucchi e si vesta da donna, ma in queste donne vi è una ossessività per la cura e la ricerca di abiti.

Questi mascheramenti sono usati per difendersi dall’inconscio desiderio di assumere invece tratti maschili (Freud parlava di invidia del pene) nei confronti di ciò che la donna inconsciamente ritiene un furto da lei effettuato. Le donne meno femminili cioè, si sentono in colpa, perché desiderano cose maschili (potere, realizzazione professionale etc.., per questo motivo, per compensare esagerano il loro aspetto femminile e la loro seduttività).

Per questa perversione ho scelto come esempio Marylin Monroe, che è il simbolo della sensualità e della femminilità, ma anche della sofferenza, del masochismo e della ricerca spasmodica dell’amore e dell’uomo ideale, nonostante nascondesse una profonda intelligenza e libertà di pensiero. Maryilin era schiava del suo corpo e della sua immagine, che esasperava, così come la sua vocina, per nascondere la sua intelligenza, percepita come minacciosa.









Un’altra perversione femminile è la cleptomania.

Essa è la tendenza compulsiva a rubare, spesso accompagnata da eccitazione sessuale ed è presente prevalentemente nel sesso femminile. Tradizionalmente la psicoanalisi individua l’invidia del pene alla base della cleptomania che si esprime nel desiderio di impossessarsi di qualcosa che la donna ritiene le sia stato negato. Non esiste un confine netto tra feticismo e cleptomania, infatti l’oggetto rubato può essere utilizzato per eccitarsi sessualmente e non rappresenta esclusivamente il pene, ma, come il feticcio, simboleggia perdite e assenze patite nel corso dell’infanzia. Il furto concerne il riappropriarsi delle gratificazioni negate e al contempo la vendetta e il trionfo. L’oggetto rubato diviene il sostituto dell’amore e della protezione che il bambino avrebbe desiderato e previene la depressione e l’ansia.[7]

Spesso tra le fantasie sessuali di soggetti normali sono presenti fantasie di soggiogare, possedere, essere padroni dell’altro.

Ciò che differenzia il perverso è la necessità di passare all’atto, di tradurre in azioni reali tali desideri.

Dal momento che la perversione nega i limiti e i confini, il partner non è un individuo separato, ma un oggetto da asservire.

Come è chiaro nel film 9 settimane e mezzo, questa strategia perversa è destinata a fallire, poiché rivela la effettiva incapacità di entrare in relazione, di amare o di odiare realmente l’altro.

Ciò che il perverso teme è il coinvolgimento negli affetti, l’avere a che fare con un oggetto vivo e non con un feticcio da poter manipolare a proprio piacimento.

Un altro film che mi sento di consigliare a coloro che vogliono familiarizzare con le perversioni femminili è “La pianista”, soprattutto in riferimento all’assenza paterna e al malsano rapporto madre figlia, che spesso è alla base delle perversioni affettive e sessuali femminili.

BIBLIOGRAFIA

• Deutsch H., La psicologia della donna, 2 voll., Boringhieri, Torino, 1977.

• Freud S., Sessualità femminile, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979.

• Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, Boringhieri, Torino, 1970.

• Freud S., Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, in Opere, vol. VI, Boringhieri, 1974.

• Freud S.,Il problema economico del masochismo, in Opere, vol. X, Boringhieri, Torino, 1978.

• Galimberti U. (2007): Dizionario di Psicologia – Le Garzantine, 2007.

• Kaplan L. J., Perversioni femminili, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.

• Rienzo G. ,Le perversioni femminili, collana “Saperne di Più”, 2003.

• Salvo A., Perversioni al femminile, Mondadori, Milano, 1997.

• Sinonelli, Petruccelli, Vizzarro, Le perversioni sessuali: aspetti clinici e giuridici, Franco Angeli, 2002

• Stoller R. J., Perversioni: la forma erotica dell’odio, Feltrinelli, Milano, 1978.

• Vegetti Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile, Laterza, Roma-Bari, 1992.

mercoledì 19 giugno 2013

Le passioni

http://www.estovest.net/testi/didascalikos/cap32.html

1. Ora, poiché la maggior parte delle virtù riguarda le passioni, bisogna definire che cosa sia una passione. È dunque, una passione, un movimento irrazionale dell'anima in relazione ad un male o ad un bene. Si dice "movimento irrazionale" perché le passioni non sono né giudizi né opinioni, ma movimenti delle parti irrazionali dell'anima. Le passioni risiedono nella parte non razionale dell'anima, e non sono nostre azioni né sono dipendenti da noi. Spesso in verità esse nascono in noi anche se non vogliamo e ci opponiamo; talora, pur conoscendo che le cose in cui ci imbattiamo non sono né dolorose, né dolci, né temibili, nondimeno ci facciamo da esse muovere, mentre non ci comporteremmo così se le passioni fossero dello stesso genere dei giudizi; i giudizi infatti, dopo averli condannati, noi li abbandoniamo, che ciò sia giusto o che ciò non lo sia. Abbiamo aggiunto in relazione ad un bene o ad un male, poiché la passione non viene suscitata dall'immagine di una cosa indifferente; ogni passione si ha infatti per l'immagine o di un bene o di un male. Quando infatti, cogliamo un bene presente, ci rallegriamo, quando lo vediamo nel futuro, lo desideriamo; così, quando cogliamo un male presente, ci affliggiamo, quando lo vediamo nel futuro, lo temiamo.

2. Le passioni semplici ed elementari sono due: il piacere e il dolore; le altre derivano e sono formate da queste. Non devono essere infatti annoverate fra queste, come se fossero originarie e semplici, la paura e il desiderio. In effetti, colui che ha paura non è completamente privo di piacere: infatti non potrebbe vivere il tempo che gli tocca in sorte, se disperasse di una liberazione dal male o di un conforto. D'altra parte la paura ha in sé un eccesso di sofferenza e di turbamento e per questo è legata al dolore; colui che desidera, restando nell'attesa di ciò cui aspira, gioisce, ma quando non ha completamente fiducia né ha una speranza salda a sufficienza, allora è triste.

3. Se il desiderio e la paura non sono passioni originarie, si converrà che, senza dubbio, neppure alcun'altra delle passioni è semplice ; né l'ira, né la bramosia, né l'invidia, né le altre simili; in queste passioni si vedono piacere e dolore, come se da essi fossero composte.

4. Fra le passioni, alcune sono selvagge, altre miti: miti sono quelle che appartengono per natura all'uomo e sono necessarie e proprie di esso; tali passioni sono così finché c'è misura; se viene a manifestarsi in esse mancanza di misura, allora diventano cattive. Tali passioni sono il piacere, il dolore, l'ira, la pietà, la vergogna; è proprio dell'uomo in verità gioire per le cose secondo natura, addolorarsi per le cose contrarie alla natura. L'ira è necessaria per respingere e punire coloro che ci sono ostili. La pietà è propria dell'amore verso gli uomini. La vergogna infine è utile per tenerci lontani dalle cose turpi. Ci cono poi le passioni selvagge, che sono contro natura, poiché derivano dalla perversione e dai cattivi costumi; esse sono lo scherno, la gioia per il male altrui, l'odio per gli uomini; queste passioni, per quanto crescano o diminuiscano, comunque siano, sono negative, poiché non accettano misura.

5. Riguardo al piacere e al dolore, Platone dice che queste passioni sono in noi originariamente dotate di movimento e che il dolore e la sofferenza nascono quando in noi siamo mossi contro natura, mentre piacere nasce quando siamo restituiti all'ordine naturale. Egli ritiene che la condizione naturale consista nell'essere a metà fra la sofferenza e il piacere; questo stato non è né l'una né l'altra delle passioni fondamentali e in tali condizioni passiamo la più parte del tempo.

6. Platone insegna anche che delle molte specie di piaceri, alcuni sono del corpo, altri dell'anima; e dei piaceri, gli uni si mescolano con i loro contrari, altri rimangono puri e distinti; gli uni nascono dal ricordo, gli altri dalla speranza; gli uni sono turpi: quelli intemperanti e ingiusti; gli altri invece sono dotati di misura e partecipano, in qualche modo, al bene, ad esempi la gioia che deriva dal bene e i piaceri che derivano dalla virtù.

7. Poiché molti piaceri sono riprovevoli, non si deve ricercare se essi possano far parte dei beni in sé: infatti, il piacere appare come mutevole e di nessun valore: è un sovrappiù rispetto alla natura, non ha alcunché di essenziale e di preferibile e in verità coesiste con il suo contrario; si mischiano infatti piacere e dolore, il che non potrebbe mai accadere se l'uno fosse un bene in sé e l'altro un male in sé.

Dolore. Più piacere nel darlo o riceverlo?

http://www.parodos.it/doloreepiacere.htm


Il primo a prendere in considerazione le due devianze come qualcosa che poteva dare vari tipi di piacere a seconda di chi le praticava, fu Haverlock Ellis che, innanzitutto restrinse i due concetti sotto l'unica definizione di algolagnia, definendoli "godimento di sensazioni dolorose", recepite e inflitte come "atti d'amore".

Un ulteriore passo avanti fu fatto dall'antropologo Paul Gebhard che localizzò le origini dei due fenomeni sia in tutte le relazioni di dominanza e sottomissione attuate nella società, sia nell'aggressività che, comunque è presente in ognuno di noi.
Fu lui a denominare in un unico termine le due parole, da qui sadomasochismo.
Oggi come oggi sarebbe meglio cercare di spiegare il sadomasochismo, non dal punto di vista politico o psicologico, bensì dal punto di vista di un'interazione tra due o più persone in una scena (club, party, case private..), il tutto comprendente determinate caratteristiche: rapporti di dominio/sottomissione, dolore che porti godimento, fantasia, giochi di ruolo, umiliazioni e mortificazioni consapevoli, feticismo.
Dolore e sadomaso sono legati, ma non soltanto come si può pensare, attraverso botte, frustate e affini, c'è chi si eccita al solo pensiero di provarne ma poi non le sopporta, chi si accontenta di "piccole cose" come piercing, cateteri, clisteri... chi vuole solo giocare allo schiavo/padrone.

Al piacere derivato dal dolore si dovrebbe arrivare per gradi, stimolando la produzione di endorfine che, se sapientemente dosate, possono dare lo stesso effetto delle droghe leggere

Il sadismo. Cos'è?


Chi non li pratica viene definito in genere vaniglia, cioè dolce, melenso....
Chi fa parte del gruppo si autodefinisce ironicamente "pervies" o "pervy" (pervertito).
Sadomaso, unione di due termini, conosciuti come le definizioni di tipologie di perversione sessuale, oggi il sadismo e il masochismo vengono spesso accorpati, insieme a "bondage", e "dominio/sottomissione", sotto la sigla di BDSM.

Sadismo
Termine coniato nei primi anni del '900, insieme a "masochismo", dallo psicologo Richard von Krafft-Ebing, sotto la categoria di "anomalie sessuali distinte ma correlate tra loro", infatti nel suo trattato del 1885, "Psychopathia Sexualis", lo definiva così -"l'esperienza di sensazioni sessuali piacevoli, orgasmo compreso, prodotta da atti di crudeltà, punizioni corporali inflitte sulla propria persona o in presenza di altri, sia animali o persone....
può consistere anche in un innato desiderio di umiliare, di fare male, ferire o persino distruggere gli altri, per lo scopo di ottenere il proprio godimento sessuale"-.
Lo stesso psicologo però, decretò che in molte coppie era difficile distinguere la normale sessualità da queste pratiche, visto che molti le praticavano giudicandole normali giochi di coppia.

Il Marchese de Sade.
Letteralmente il termine trae origine dalla letteratura e deriva da Donatien Alphonse Francois de Sade, scrittore francese e rivoluzionario del 1700, passato alla storia tra ingiuria e mitizzazione grazie ai suoi romanzi al limite della pornografia, nei quali non mancano raffigurazioni di estrema crudeltà sessuale. C'è chi l'ha definito pornografo e sordido mostro e chi "padre dell'erotismo" (parole di Baudelaire).
Nato a Parigi nel 1740, studi severissimi presso religiosi, sin da giovane la sua vita sarà attraversata dagli azzardi, dalle riflessioni intellettuali, da esperienze erotiche brutali condite da fughe rocambolesche e prigionia.
La reclusione in carcere, in un'altalena di fuori e dentro rappresenterà i due terzi della sua vita, ma sarà il pretesto per la produzione di tutte le sue opere e della teorizzazione di una nuova filosofia che accettava come naturali tutte le devianze criminali e sessuali, considerandole parte intrinseca dell'attività umana.

Le sue opere più famose e controverse, "La filosofia del boudoir", "Justine" e "Le 120 giornate di Sodoma", trasposizione su carta quest'ultima, di un'esperienza vissuta nel suo castello di La Coste insieme a quattro signori, rappresentazione simbolica di tutti i poteri, alla moglie, alla ragazza dissoluta che poi lo accuserà e a sei minorenni.
Il "gioco" consisteva nel fatto che i signori potevano disporre liberamente e indiscriminatamente della vita delle vittime obbedienti.
Temi dominanti in tutte le sue opere: morbosa curiosità verso ogni aspetto dell'erotismo, atmosfera fredda, buia, quasi raggelante, isolamento e schermatura per ripararsi dal mondo e agire indistirbati nella più completa dissolutezza.

Il piacere nel dolore. Il proprio.

Masochismo
Anche questo termine deve la sua origine a von Krafft-Ebing e si riferisce a quelle persone che -"sono controllate dall'idea di essere completamente e incondizionatamente soggetti alla volontà di una persona del sesso opposto, una persona che le tratti da padrone, umiliandoli e abusando di loro.

Un'idea colorata da sentimenti di lussuria; il masochista vive una fantasia nella quale crea situazioni di questo genere e spesso tenta di realizzarle"-.

Storicamente anche questa parola ha un origine letteraria, deriva infatti dalle opere di Leopold von Sacher-Masoch.
Nato a Lemborg nel 1836, scrittore apprezzato, giornalista e critico, nei suoi romanzi appaiono i primi cenni ad omosessualità e travestitismo.
Nelle sue due opere più famose, "Venere in pelliccia" e "Donna divorziata" i temi centrali sono la donna sempre crudele e l'iniziazione pedagogica masochista, tra flagellazioni varie fino al supplizio sulla croce e all'antropofagia, senza però mai parlare di rapporti sessuali nudi e crudi.

Latinizzando il suo cognome, Krafft-Ebing, lo trasformò in masochismus, per delineare, non tanto il rapporto che intercorre tra piacere e dolore, quanto l'asservimento e la schiavitù accettata, compreso il piacere nel ricevere punizioni.
E Freud, come poteva non soffermarsi sullo studio di queste devianze?
Tenendo come buona la terminologia di Krafft-Ebing, teorizzò però che i due fenomeni fossero molto più strettamente correlati -"Colui che prova piacere causando dolore agli altri ha anche la capacità di provare il dolore entro relazioni sessuali come se si trattasse di piacere.
Un sadista è simultaneamente anche un masochista, anche se la parte attiva o passiva della perversione può essere più o meno sviluppata dell'altra"-.

Bdsm, istruzioni per l’uso

http://www.ziguline.com/bsdm-istruzioni-per-luso/#

Bdsm, istruzioni per l’uso

martedì 13 settembre 2011 · Culture ·
Negli ultimi giorni avrete tutti letto e sentito del caso dell’atto di Bondage estremo che ha portato la morte ad una ragazza di 23 anni originaria di Lecce. Senza entrare troppo nei particolari del caso, in quanto cronaca, ho deciso di presentare l’intervista che ho fatto durante questa estate a Stefano Laforgia, che attualmente sulle testate giornalistiche nazionali viene riconosciuto come il maestro dei personaggi coinvolti in questa storia accaduta a Roma. Ho conosciuto Stefano per curiosità, dato che avevo sentito parlare di un carro BDSM e Fetish che aveva sfilato durante lo scorso Europride romano. Uno degli organizzatori di questo evento era proprio Stefano Laforgia, proprietario di Alcova, negozio specializzato nella vendita di prodotti sadomaso e bondage. Alla base di questa iniziativa c’era l’intenzione di riuscire a spiegare all’opinione pubblica quale fosse la differenza tra BDSM e violenza domestica ed educare in modo corretto i media e chi lo pratica. Per avere maggiori chiarimenti incontrai Stefano nel suo negozio che appare, anche attualmente, nella parte antistante come un semplice sexy shop, nella parte retrostante, invece, maschere, funi, corde, vestiti in latex, manette e bende occupano gli scaffali del negozio.

foto di Stefania Annese


Ciao Stefano parlaci un po’ del BDSM e spiegaci in cosa consiste
Il BDSM è una sigla abbastanza moderna che sta per bondage, disciplina dominazione, sottomissione sadismo, masochismo, dinamiche di rapporto che sono abbastanza comuni più di quanto si pensi di credere. Una persona su dieci ha provato qualche volta il bondage ed è interessata in qualche modo a questo genere di dinamiche. Certamente le persone che effettivamente partecipano non sono il 10% per cento, ma un po’ meno perché non possono farlo apertamente a causa delle difficoltà che sono dietro al BDSM. Siamo nella stessa situazione che era della scena gay più di 30 anni fa, quando gli omosessuali stessi avevano difficoltà ad essere accettati dalla società come persone che fondamentalmente hanno soltanto dei gusti sessuali diversi. Molto spesso chi fa sadomaso viene considerato una persona pericolosa, malata, non in grado di fare un lavoro o di essere un buon padre o una buona madre. Noi di Alcova come negozio, ma io in particolare sono sempre stato attivo nel promuovere il BDSM come uno stile di vita sano perché basato sulla “con sensualità”. Ci si relaziona tra adulti consapevoli di ciò che fanno, quindi non c’è né violenza né sopruso, né tutto quello che si può immaginare come un lavaggio del cervello. La persona sceglie di essere sottomessa. È chiaro che violenza e sudditanza psicologica possano essere presenti, ma non fanno parte del BDSM. Se una persona ha la testa bacata ce l’ha e basta , non è colui che pratica il bondage che scivola nella violenza e nell’abuso domestico. Certamente ci può essere la possibilità di trovare persone del genere in questi contesti, ma queste poi vengono subito emarginate dalla nostra comunità che svolge anche un lavoro di autoprotezione. Noi come comunità organizziamo anche dei workshop sul BDSM, piccoli forum e riunioni sulla sicurezza per prevenire determinate situazioni estreme, spiegare alle persone che cosa è giusto fare e cosa no e nel caso dovesse succedere qualcosa anche pensare a modi su come intervenire e creare una rete di aiuto e di tutela. Stiamo ponendo le prime basi su cui bisogna cominciare a costruire, è un lavoro lungo quello che ci aspetta perché al giorno d’oggi il BDSM è visto come una malattia o poco più come un disturbo mentale e da evitare. Per questo abbiamo organizzato il primo carro BDSM nella storia del pride italiano, per diffondere il messaggio che tali pratiche partono dalla consensualità. Infatti il nostro slogan era “libertà di amare, consessualità” giocando col termine consensuale legato al concetto di sessualità.
Come si comincia a praticare il BDSM?
Fondamentalmente io sono arrivato alla convinzione che ci sia una sorta di predisposizione a questo genere di sensazioni in quanto i recettori del dolore sono molto vicini a quelli del piacere e dipende anche da come il corpo e la mente elaborino alcuni stimoli, alcune sensazioni. Dopodiché la sola predisposizione non basta. Pensa ad esempio ai bambini che in età puerile fanno cose del tipo io sculaccio te, tu sculacci me, oppure legano la bambina-principessa per salvarla dal drago, dietro queste iniziative non c’è assolutamente nulla di sessuale, è un gioco. Il concetto dell’ubbidienza fa parte dell’uomo che crea una società piramidale con un capo in un branco, come succede tra quasi tutti i mammiferi. Poi una chiacchierata tra amici, un film erotico possono innescare un interessamento verso il BDSM. A questo punto il gioco che facevi da bambino della sculacciata ad esempio acquista una valenza anche erotica all’interno di un rapporto. Mi ricordo di una volta in cui ho parlato con alcune persone che mi dicevano di essere feticiste dei piedi. Una di queste da bambino si infilava sotto il tavolo dove le amiche della mamma giocavano a carte e guardava le scarpe, le calze velate e rimaneva affascinato. Questa cosa un bambino la fa senza una consapevolezza erotica. Gli inizi sono assolutamente casuali spesso sono degli spunti, si legge un libro, si vede un film e si comincia a fantasticare, elaborando certi pensieri.

foto di Stefania Annese


Esercitare una pratica sessuale del genere non implica il fatto di rompere la monotonia della coppia?
No, tu arrivi alla monotonia quando non c’è più fantasia. Il BDSM è una cosa che senti non puoi far finta di fare qualcosa. Se io desidero che la mia donna faccia la schiava e lei non ha questa intenzione, rischieresti solo di generare lacrime ed angoscia. Il partner vuole soddisfare le richieste del compagno/a, la sua gratificazione è quella di riuscire a fare ciò che l’altro chiede. Il BDSM implica anche un coinvolgimento mentale, senza questo quello che fai fisicamente sarebbe una sorta di teatrino senza contenuti.



In un rapporto sessuale come quello della sottomissione il sentimento d’intesa in una coppia è più forte?
Secondo me si, perché arrivi a toccare un livello di intimità molto più profondo. Per fare sesso non hai neanche bisogno di sapere il nome della persona con cui lo fai, la vedi, ti piace, fai quello che devi fare e finisce lì. Per praticare il BDSM non puoi farlo con una persona che non conosci perché devi conoscere la sua mente e il suo corpo come reagiscono, devi sapere quali sono i suoi limiti, le sue paure. Non ti posso legare se tu sei claustrofobica, rischierebbe di diventare una sorta di violenza, qualcosa che va oltre il piacere. C’è bisogno di una conoscenza molto più profonda di un rapporto comune, perché si vanno a toccare nervi più profondi e più sensibili. Si gioca con le paure.


Ci sono più etero o omosessuali nell’ambiente del BDSM?
Tale pratica è più comune nel mondo etero. Ad esempio nel mondo gay e soprattutto lesbo il sadomaso viene visto anche come qualcosa che richiama dei valori maschilisti di sottomissione e dominanza. Culturalmente viviamo in una società che vede l’uomo come una figura autoritaria e dominatrice rispetto a quella della donna che viene principalmente concepita come compagna. Nel BDSM la maggior parte delle donne scelgono di essere sottomesse perché attraverso questa pratica sentono di avere qualcuno che si prenda cura di loro. L’uomo sottomesso viceversa tende a sperare di essere annullato nel rapporto, ama molto di più le umiliazioni proprio perché vuole ribaltare lo stereotipo culturale dell’uomo che domina e comanda. La maggior parte di questi rapporti BDSM vengono vissuti all’interno di una coppia in una vita privata. Ci sono anche club dove assistere a tali pratiche, ma sono alquanto rari. Bisogna ricordare però che il BDSM è uno stile di vita che esiste da decenni e che è nato all’interno delle comunità gay, poi da lì si è esteso al mondo etero alla fine degli anni Sessanta inizi anni Settanta.

martedì 18 giugno 2013

http://mrstiff.it/pellicola/crocifissi-di-schiavi_1807646



http://www.crescita-personale.it/il-piacere/2491/sadomasochismo-piacere-e-dolore/3749/a

IL PIACERE
IL SADOMASOCHISMO: QUANTO È LABILE IL CONFINE FRA PIACERE E DOLORE?

iacere e dolore sembrerebbero “Secondo Natura” due esperienze irrinunciabilmente di segno opposto e inconciliabili: legati al soddisfacimento vitale del desiderio o alla sua negazione, alla minaccia, alla morte. Pratiche sessuali che ricercano il piacere tramite il dolore possono rientrare o meno in perversioni sessuali clinicamente intese, in ogni caso è lo squilibrio di potere che si crea fra i due partner a rappresentare il fulcro della dinamica sadomasochistica che coniuga piacere e dolore.

Di Cristina Rubano



Piacere e dolore possono confondersi e sostenersi reciprocamente in una relazione sadomasochistica consensuale (BDSM) e regolamentata che drammatizza per esorcizzarla la tensione fra la vita e la morte; ma possono anche configurare specifiche perversioni sessuali (sadismo e masochismo secondo il DSM-IV) che perseguono il piacere sessuale stabilmente e unicamente attraverso sofferenze e crudeltà inflitte o ricevute fuori da una relazione consensuale o regolamentata e che possono avere anche gravi conseguenze fino alla morte di uno dei partner.



Piacere e dolore nel BDSM
Il termine BDSM è stato coniato in riferimento a quelle pratiche sessuali sadomasochistiche consensuali che si differenzierebbero dalle perversioni sessuali clinicamente intese che sfuggono al controllo della persona invadendo tutte le sfere della sua esperienza. Nelle pratiche BDSM la ricerca del piacere sessuale attraverso il dolore è svincolata da elementi di crudeltà o sopraffazione ma è invece altamente ritualizzata all’interno di pratiche negoziate e consensuali fra i partner caratterizzate da fiducia reciproca, sicurezza e collaboratività (Landi, N., BDSM. Ars erotica tra dolore e piacere, Rivista di Sessuologia, 2011, 35, 4, 261-267). La ritualizzazione del dolore che fonda lo squilibrio di potere fra dominatore e sottomesso diventa, in altre parole, un modo per esorcizzare attivamente ciò che di per sé sfuggirebbe al proprio controllo (il dolore, la sopraffazione, la morte).



LEGGI ANCHE L'AUTOAGGRESSIVITA' NELLA PSICANALISI


Piacere e dolore nelle perversioni sessuali
Ciò che contraddistingue sadismo e masochismo come vere e proprie perversioni clinicamente intese è il fatto che la ricerca onnipotente del piacere mediante il dolore (inflitto o ricevuto) diventa l’unica modalità attraverso la quale la persona ricerca l’appagamento sessuale, strumentalizzando l’altro e oggettivandolo, fuori da alcuna implicazione relazionale e fuori quindi dalla con sensualità. Per questo tali pratiche possono anche sfociare in esiti pericolosi o infausti. Qualunque pratica non lesiva (o non gravemente) fra adulti consenzienti non può essere invece considerata clinicamente perversa tout court (Simonelli C., L’approccio integrato in sessuologia clinica, Franco Angeli, 2007).



Piacere e dolore nella relazione di coppia
Ma al di là di ciò che è patologico e ciò che non lo è, che risvolto ha la co-presenza di piacere e dolore nella dinamica di una relazione di coppia? Secondo lo psicoanalista Otto Kernberg (Relazioni d’amore, Cortina, 1995) una coppia che fondi stabilmente la propria sessualità su una dinamica sadomasochistica potrebbe riprodurre nell’intimità una modalità di relazione più ampia che, desiderando ma temendo una separazione, metterebbero in atto continue rotture e riavvicinamenti intermittenti. Fantasie, desideri e attitudini sessuali variegati fanno normalmente parte della sfera sessuale di tutti, agita o immaginata, compreso il dolore come veicolo di potere, dominanza o sottomissione e di amplificazione sensoriale. Il dolore, o le fantasie ad esso associate, può essere uno strumento per la ricerca del piacere-con-l’altro, se invece è l’unica via possibile a costo di diventare un obiettivo fine a sé stesso la creatività, la fantasia e la libertà proprie della vita sessuale ne risultano tristemente penalizzate.

L'ultimo inquisitore- Film



Non avendo trovato il video in italiano ma avendo visto il film 'L'ultimo inquisitore'in questa scena lei viene torturata per farle confessare che è giudea..

L’opera di Milos Forman, già autore di Amadeus, Man on the moon e Qualcuno volò sul nido del cuculo, si presenta come un documentario storico sul periodo dell’Inquisizione Spagnola, che ebbe origine nel XV secolo e che fu abolita definitivamente nel 1834. Tuttavia, Forman non ha mai avuto l’intenzione di girare un film storico, piuttosto di ritrarre, con il linguaggio cinematografico, i fantasmi di Goya, quei mostri rappresentati nelle Pinturas Negras e che si nascondono tanto nelle ombre dei regimi, quanto in quelle della democrazia.



Nella Spagna del 1792, il pittore Francisco Goya riesce a diventare pittore di corte, facendo molta attenzione ad instaurare buoni rapporti con la regina Maria Luisa di Borbone-Parma e con gli alti prelati del Consiglio dell’Inquisizione e dei Tribunali. In particolare, accetta di ritrarre frate Lorenzo Casamares, credente e devoto sostenitore del metodo della corda, con il quale Goya stabilisce un rapporto di amicizia e di rispetto reciproco. Goya ritrae spesso anche Inès, la figlia del ricco mercante Tomás Bilbatúa, che diventa la sua modella preferita, nonché sua musa ispiratrice. La sfortunata ragazza, viene, però, arrestata dall’Inquisizione con l’accusa di giudaismo, per essersi rifiutata di mangiare carne di maiale. Inès viene torturata, sottoposta alla corda ed imprigionata nelle carceri dell’Inquisizione. Goya cerca di convincere Lorenzo ad aiutare la giovane, ma il prelato, invece di farla uscire di prigione, approfitta di lei ogni volta che si reca a farle visita. Una sera Goya e Casamares vengono invitati a cena dal mercante Bilbatùa, che trae in inganno frate Lorenzo, facendogli firmare, sotto tortura, una tanto compromettente, quanto grottesca confessione. In seguito, Casamares è costretto a fuggire in Francia, per non essere condannato dalla stessa Inquisizione. Intanto ha inizio la Rivoluzione Francese, si diffondono gli ideali dell’Illuminismo e, nel 1808, le truppe napoleoniche giungono in Spagna per piantare il seme della democrazia. In realtà, impongono le loro idee con la violenza, ma aboliscono temporaneamente l’Inquisizione e liberano Inès, dopo quindici anni di prigionia. Irriconoscibile, sfigurata dagli stenti e dalla pazzia, la donna si reca da Goya, ormai divenuto sordo, e gli confessa di aver avuto una figlia da frate Lorenzo, in carcere. Lorenzo, tornato dalla Francia e diventato il procuratore capo del governo francese in terra spagnola e, quindi, nemico acerrimo della stessa Chiesa, si trova a condannare a morte i membri del Sant’Uffizio con cui prima collaborava, sostenendo di giudicarli in nome della libertà. Quando, invece, si trova davanti Inès e, con lei, l’orribile verità del suo passato, decide di metterla in manicomio e, dopo aver trovato sua figlia, di costringerla a lasciare la Spagna. Ci sarà ancora un cambiamento di programma per Lorenzo quando, in Spagna, sbarca l’esercito britannico, inizia la controrivoluzione e vengono nuovamente ripristinate la monarchia e l’Inquisizione. Siamo nel 1813, anno dell’avanzata di Wellington in Spagna e del ritorno sul trono di Ferdinando VII di Borbone.


http://cinetrailer.it/L-ultimo-inquisitore


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La filosofia nel boudoir-Bdsm creuza du male