venerdì 6 maggio 2016

Il dolore - I/II

http://community.gabbia.com/blogs/entry/Il-dolore-I

su cortese concessione di Blue_Deep l'unica vera e cara persona che ho conosciuto in questi anni. E scrivo 'persona non master, dom o padrone...

Mi ha fatto conoscere lo shibari che nasce nel XIX secolo come arte erotica e prende spunto dalla rappresentazione di legature fatte a condannati e inquisiti del periodo

Tokugawa (detto anche periodo Edo). Da dopo la II Guerra mondiale inizia a diffondersi la rivista Kitan Club .

Lo definisco un 'grande' anche perchè lo scorso autunno ha avuto un gravissimo incidente dal quale ne sta uscendo ora, poco alla volta con la sua grande forza di volontà. Da

questo mese inizierò con lui una collaborazione agli eventi in qualità di fotografa, una mia grande passione che sto approfondendo con il tempo. Una passione che mi aiuta a

superare anche il mio brutto momento liberando la mia mente dai pensieri. Grazie Blue_Deep!


Il dolore - I/II

Mi piace questo appartamento, mi piace perchè si tratta di un appartamento vero e non la solita stanza di motel anche se, di fatto, siamo in un motel. Una volta tanto fidarmi del giudizio di un'amica che l'ha provato prima di me non mi ha detto male. Evviva! Grazie, ciao.

Quindi l'appartamento mi piace e ve lo farò visitare, più tardi, un pezzo alla volta mentre mi ci muovo dentro.

Per ora siamo, noi - io, voi e lei - nell'ingresso e il corto corridoio si apre su una stanza enorme dal soffitto altissimo. Sulla sinistra una porticina per il bagno di servizio.

Lei, la mia cagnolina, sta giusto mezzo passo davanti al mio naso; le poggio la manona sulla spalla e la spingo lievemente in avanti

- entra, spogliati e sdraiati a terra, faccia al pavimento

Fa un paio di passi e poi si blocca, tipo robottino con pile esaurite di botto. Neanche si volta, prende fiato e azzarda ("azzarda" mi piace, mi fa sentire un pericolo pubblico, concedetemi un "azzarda", almeno una volta ogni post, suvvia)

- dove mi metto?

- davanti al divano


Rialza la testolina e va; poggio per terra la borsa nera, gravida di corde, fruste, strumentini di lavoro interessanti e invasivi, finalmente libero del suo peso e del suo ingombro. Il sadomasokit da viaggio, come lo chiamava una fanciulla della mia giovinezza, amante dei tubini neri e ora perduta tra i colli romani. Sì, sadomasokit da viaggio perchè se siete sadici davvero, se davvero ci tenete a nutrirvi di dolore e sottomissione, di puro arbitrio sul corpo e sui nervi delle vostre vittime, se siete questo e non semplici "master del pompino" dovete prepararvi a viaggiare, viaggiare tanto, viaggiare sempre. Contare chilometri signori miei, ma tanti, davvero a decine di migliaia.

Vi lascio a pensarci mentre mi lavo le mani nel bagnetto, con calma. Ho guidato tre ore, sapete, la polvere si accumula e questo umido che sa di mare vicino vicino mi lascia addosso quella sensazione di sporchiccio che odio, visceralmente.

Chiudo il rubinetto e asciugo le mani sulla tovaglietta di cotone immacolata. Mi guardo allo specchio e vedo la solita faccia da stronzo, barba sistemata, capelli lunghi e occhi cangianti ai lati di un naso tanto storto quanto aquilino. Jean Reno saprebbe fare di meglio alle tre del pomeriggio, ne sono certo.

Venite un attimo ancora dietro ai miei pensieri. Lei intanto, nella stanzona grande si sta spogliando e appoggia con cura gli abiti sul divano, piegandoli.

S'è già presa non poche sberle per il suo cazzo di disordine, da me. Sbattere i vestiti a destra e manca lo fa quando esce dalle mura domestiche (che condivide con amica tutta-casa-e-chiesa) e va a scopare con il suo fidanzatino. Quando m'impegna per una sessione fa la bambina ordinata e obbediente, senza se e senza ma.

La guardo inginocchiarsi e prostarsi sul pavimento, davanti al divano, la guacia sul tappeto di gelo delle mattonelle in ceramica beige (orribili queste, unica nota stonata nell'appartamento); un attimo per un sospiro che sa di singhiozzo - fredda la nuda terra, vero? - e poi distende le braccia lungo i fianchi.

Non sono mai stato particolarmente attratto dalla giovinezza per se stessa (un tempo sono stato giovane anch'io, ho una certa nozione di che schifo sia essere perfettamente pronto ad ogni cosa e doversi invece inghiottire l'arroganza dei vecchi che vogliono comandare su tutto) ma lei è davvero una piccola opera d'arte dedicata ai vent'anni. Se fossi uno psicologo la definirei "lo stereotipo della ventenne che incanta i vecchi bavosi". Devo ancora decidere quanto vecchio e quanto bavoso sono io ma lei m'incanta.

Raccatto il sadomasokit (ci avete pensato? Alla storia dei chilometri dico ...) e mi sposto verso il divano, scarico la mercanzia sul pavimento e mi siedo. Sprofondo un poco e piazzo i tacchi degli stivali sulla sua schiena.


Comodo ma, soprattutto, sono tre ore che guido (l'ho già detto, vero?) e ho i piedi in fiamme dentro questi cazzo di madras pesanti come tagliole. Un po' di relax mi ci vuole, che ne dite?

Schiaccio un pochino sulle costole e lei mugola - come scrivono quelli che sanno rendere l'idea meglio di me - sommessamente.

Carne bianca di cagna sotto pelle nera di cuoio. Presso i tacchi sulle natiche rotonde e sode (si vede che la piccina fa sport estremo) e mi faccio un giro d'orizzonte sul resto della camerona.

La mia amica genovese aveva ragione: uno spettacolo.

Alle mie spalle (questo l'ho visto quando sono entrato) un finestrone enorme davanti al quale c'è il divano che sto usando per poltrire, stivali sulla cagna e manine sulla pancia. Alla mia sinistra una scala ripida di acciaio e legno porta al grande soppalco che ospita letto e idromassaggio. Dinnanzi ai miei occhi una stanza ampia, ampia quanto basta per esercitare la cagnetta alla nobile arte dell'obbedienza.

Sposto il tacco sulla nuca.

- Comoda?

- Sì Signore.

Deliziosa, adorabile, una voce da angelo. Mi eccita persino un pochino. Sarà che sono un pervertito ma mi piace tanto torturare voci angeliche.

Respiro la prima aria della sessione e chiudo gli occhi. Rilasso i muscoli tormenati da tre ore di guida (l'ho detto che ho giudato tre ore?) e mi porto nel nostro universo fatto di dolore, quello che lei subirà, e di piacere, quello che io le strapperò per me, a frustate, dalla carne nuda ed esposta.

Ma per ora niente di tragico.

Le infilo, sollevandole le gambe come fosse una bambolina inerte e poco costosa, le ginocchiere.

Prendo le corde e le lego con calma le caviglie e le cosce in un futomomo semplice ed elegante. Tre giri tra caviglia e coscia, poi dentro poi fuori e un paio d'incroci per soddisfare i maniaci delle frizioni. Tra le mie mani scorrono corde di canapa nere come il petrolio, con lo stesso riflesso bluastro. Sulla sua pelle iniziano a stringersi i nodi di dolore.

Prima la gamba destra e poi la sinistra e finalmente è impacchettata.


Ora tocca alle mani: le storco un pochino gli avambracci e le infilo i guanti di pelle imbottiti che la rendono una cagnolina senza dita a tutti gli effetti. Belli questi guanti, hanno anche gli anelli per i moschettoni. Ecco fatto, le fisso i polsi dietro la schiena, per ora va bene così.

Avete mai sentito una cagnetta dire "Si Signore?". No, scommetto di no. Le sposto i capelli dal viso.

- Apri la boccuccia tesoro ...

Annuisce e le infilo tra i denti il boccaglio di gomma. Tiro le cinghie dietro la nuca e le sistemo il morso d'acciaio in modo che sia centrato, completo l'opera serrando le fibbie all'ultimo buco. Lascio che i lunghi capelli castani le ricadano sul volto scompostamente. Se amassi fotografare la natura a questo punto una foto ci starebbe pure.

Prendo il disinfettante dalla borsa, ne spruzzo un paio di schizzi sulle mani e strofino ben bene, anche tra dita e dita. Amuchina santa, protettrice dei sadici ipersensibili al SSC, prega per noi.

Comincio ad esplorarla. Non mi sorprendo (e so che voi non sarete sorpresi, sorprese) nel trovarla già bagnata. Le sussurro nell'orecchio che è una troia senza ritegno ma anche lei lo sa; mugola e s'inarca per incontrare la mia mano e farsela sprofondare nella vagina.

Due, tre dita e la sbatto un pochino. Sotto i polpastrelli rughe e morbide isole di carne, quattro dita, rotazioni e controrotazioni, l'ingresso all'utero, il sesso che si apre ancora e diventa caverna, cinque dita, e ora un poco di lubrificante perchè da sola non ce la fa.

- Incapace, cagna incapace. Mi tocca sempre aiutarti ...

Mugola, ancora.

Vabbè, ma questa più che mugolare non può fare, così è stata e così ve la racconto. Mica ci sono tanti dialoghi in una sessione S/M, il più delle volte si parla con i gemiti, quando gli occhi non possono dire parole.

Lubrificante e via, la mano entra fino al polso e iniziamo a ruotare. La pompo un pochino ancora e sento la prima contrazione, un urlo soffocatonel boccaglio.

Ennò cara cagnetta, troppo presto per venirmi addosso, per squirtarmi sul pavimento. C'è ancora qualcosa da fare prima.

Estraggo la mano.

Gronda, naturalmente.

Asciugo con attenzione, la suola dello stivale sulla schiena della piccina che spasima e sbava, lasciata a mezzo, e cerca di farsi venire, disperatamente, strusciandosi sul pavimento della stanza.

Ma come cazzo si fa a farsi un pavimento di colore beige? Hai gusti orribili cagnetta mia.


Sgancio il moschettone dei guanti e la tiro su a quattro zampe aiutandola amorevolmente con i suoi capelli stretti a coda di cavallo nel mio pugno.

Arranca e ansima e finalmente è fatta. Le lego la chioma in due vezzosi piggy tail e, finalmente, le metto alla gola il collare di cuoio con tre anelli d'acciaio.

Scatta il moschettone del guinzaglio.

Ora della passeggiata, cagnolina fedele e splendida, ora dei bisognini.

Le infilo nella vagina un vibratorino leggero e delicato (ok, lo ammetto, sono ipocondriaco, prima lo copro con un preservativo. Ma volete proprio sapere tutti i cazzi miei?) che le scuote soprattutto le piccole labbra e l'ingresso del tunnel. Geme e si prepara al peggio.

- Marcia, via!

Mi zampetta accanto già corta di fiato e sbavante. Gocce di saliva segnano il suo percorso circolare nella stanza e le recupero già al primo giro, le calpesto sorridendo. Sta pure sudando e, nonostante le ginocchiere, il passo si sta già facendo greve.

- Sei fuori allenamento puttanella, ti lascio per qualche mese e tu ... niente ... capace solo di farti ditalini e bere birra. Ditalini e birra, neanche un minuto di allenamento.

Guaisce, in modo più che credibile. Bhé ha tutte le ragioni per guaire. Lo sa che ora viene la parte peggiore.

Cerca di riprendersi e darsi fiato con il naso ma qualche lacrimuccia al quarto giro ha iniziato a sgorgare. Solo quattro giri del cazzo dentro una stanza di motel?

- Solo quattro giri del cazzo dentro una stanza di motel e tu già mi crolli? Come pensi che possa portarti alla festa del Nautilus e mostrarti ai miei amici se non sei capace neanche di tenerti per almeno una ventina di giri?

Sta letterlamente tirando aria con i denti e so che le ginocchia le fanno un male cane. Ma va avanti lo stesso.

Il muco le impesta il naso e scorre sul boccaglio. Sbava e geme, il vibratore ancora piantato tra le grandi labbra e lì tenuto con una corda che morde le chiappe.

Altri due giri.

- Trotto ... !

Accenna a due passi, tre, quattro in trotto e poi schianta a terra singhiozzando.

La costringo a girarsi spingendola con la punta dello stivale e le piazzo la suola, ben piantata, sulla pancia.

- Sei pesante cagnetta. Hai bevuto birra prima di venire da me?

Mi risponde latrando sommessamente. E' il suono che per lei (bisogna capirli gli animali, non hanno parola, devi essere tu a saperne interpretare i segni canini) vuol dire "no, no, ti giuro".

- Non ci credo. Piscia, voglio vedere la tua urina, adesso. Voglio vedere che colore ha, quanta ne fai, quanta birra ti sei scolata prima di venire qui ...

So che questa cosa ti eccita, piccola troia senza morale, so che adesso stai rischiando veramente di squirtarmi addosso, so che ti sarà difficile pisciare con tutta questa eccitazione nel clitoride.

Lo so ma non me ne frega niente.

Siamo qui e qui staremo fino a quando non ti vedrò pisciare la birra che ti sei bevuta a pranzo, a colazione e forse anche a cena.

Mi guarda negli occhi e capisco che ha capito, da qui non si scappa.


Aspetto con pazienza qualche minuto mentre penso a tante cose interessanti sul prosieguo della sessione. Con pazienza la guardo strisciare verso i miei stivali e poggiarvi la guancia. So che li vorresti lappare fino a farli scintillare. So che adesso veramente ti senti nel ventre la voluttà e la volontà di essere un oggettino creato solo per il mio piacere. Lo so che maledici la sfera di gomma che ti strozza il respiro ma non perché ti toglie aria, solo perché t'imprigiona la lingua.

Inizia, finalmente a pisciare. Un piccolo getto all'inizio e poi un altro e ancora un altro. I getti diventano flusso e il flusso scorre sul sesso, sull'interno delle cosce, si raccoglie nella pozza tra le gambe.

Poi, piano piano il flusso è rivolo e, infine goccia.

Inarco il sopracciglio destro (non è perché fa fico, io inarco sempre il sopracciglio destro quando sono perplesso) e la guardo negli occhi

- Tutto qui? Solo questo?

Lei mugola caninamente e si fa piccola piccola.

Le accarezzo la testolina, in fondo è stata brava.

- Sù, al piede!

Si rigira e in un secondo è di nuovo a quattro zampe. Le tolgo il boccaglio.

- Pulisci ...

Abbassa la testa e inizia a lappare la sua pipì dal pavimento.

Che ci devo fare? E' stata brava in fondo, va premiata. Le tolgo il vibratore e lo sostituisco con la mia mano. Ora si entra bene nella sua vagina. La caverna è diventata una grotta senza fondo.

Non ci vuole molto. Mentre lappa le ultime gocce di urina viene, gemendo e squirtando un liquido di cristallina purezza.



Viene in un orgasmo arrogante e senza confini e la sento perdersi tra le onde del piacere, navigare prima in cresta e poi in cavo, nell'assoluto nulla del piacere più oscuro, nel piacere intenso della sottomissione e dell'umiliazione.

Aspetto che abbia esaurito la sua pantomima e, infine, le prendo le codine in pugno.

- Sulla scala, a quattro zampe e poi cuccia fino a quando non arrivo. Adesso è il momento della frusta ...

I suoi occhi castani brillano di lacrime e di piacere. La sua carne vuole essere solo aperta, adesso. Aperta ed esposta al mondo. Aperta e violata.

Ma per ora sono un po' stanco, il resto ve lo racconto un altro giorno.
;-)

Blue_Deep ·


giovedì 5 maggio 2016

Mi inchino al supremo potere di colui che sta al di sopra di me.....confesso i miei peccati


Seguire i propri istinti ovunque ci si trovi.

Essere se stesse in mezzo alla moltitudine distinguendosi dalla massa.

Anche questo è il marchio dell'appartenenza.

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati -Pubblicato in data 12-9-15


Sentire dentro di sè quell'irrefrenabile voglia continua.

Non darsi pace nell'irrequietezza del momento.

Il corpo, tutto un fremito.La mente in continua evoluzione.

Un'esplosione di sensi.

Un fuoco dilaniante e impietoso che ti devasta.
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati- Pubblicato in data 19/6/2015



La schiava è colei che sa donarsi senza nulla chiedere.

E' una persona preziosa da conservare nello scrigno dell'appartenenza.

E' colei che affogherebbe per Lui per risorgere nel paradiso della sottomissione.

Non è per tutti ma solo per LUI.
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 22/04/2015-



Muri umidi di muschio e anelli ove le catene che ti tengono si arrotolano come serpi affamate...

tintinnio di goccioloni in simbiosi con le lacrime che puntualmente colano dai tuoi occhi.

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato il 16/4/2015


Non c'e' normativa ne' tutela a tuo favore.

La notifica della disciplina ti viene presentata senza possibilità di ricorsi.
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 12/4/2015


Confesso i miei peccati.

Mi inchino al supremo potere di colui che sta al di sopra di me.

Elevo la mia anima alla divina guida di colui che mi indicherà la strada.

Porgerò le mie mani in totale sottomissione affinchè le afferri cingendole con robuste costrizioni!
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati- Pubblicato in data 24/3/2015



lunedì 2 maggio 2016

Sono fatta di cose nascoste, sono fatta di cose che non mi piace mostrare subito...

http://guarda-ora.com/sono-fatta-di-cose-nascoste-sono-fatta-di-cose-che-non-mi-piace-mostrare-subito-mi-piace-tenerle-per-me/



Sono fatta di cose nascoste.
Sono fatta di cose che non mi piace mostrare subito, mi piace tenerle per me….


e conservarle per quando sento, per quando riesco a sentire che, sì, ne vale la pena di mostrarle.
Sono fatta di cose nascoste.
Mi piace sussurrarle a bassa voce,
silenziosamente.
Come la dolcezza. E’ estrema.
E’ celata nelle parole, negli occhi, nei sorrisi.
E’ Dentro, nei sogni.
Tace, è radicata dentro.
E’ custodita gelosamente.
Chi smuove la corazza, la mia corazza
fatta di cemento, di dura fragilità,
mi fa tremare.


Tocca la mia sensibilità,
posa una mano sul cuore.
Sono fatta di cose nascoste,
e ogni piccola cosa mi emoziona.
Non mostro facilmente la dolcezza,
ma ne scrivo, ne parlo.
E’ scritta sulle mani, sulle lacrime,
su un abbraccio.
E’ tutta lì.
Sono fatta di cose nascoste.
Come la luna, alla notte.
Mi mostro un po’ alla volta.
Mi nascondo.
Poi, risplendo…

-T. Curcio


Aveva l’aspetto di una che ha bevuto la coppa della vita e ha trovato uno scarafaggio morto in fondo.
(PG Wodehouse)


Caricato il 15 apr 2010

NEL SILENZIO , IL VUOTO , IL BUIO ,
IL TORMENTO DI TROVARSI FACCIA A FACCIA SOLI CON SE STESSI ,
SOLI AD ASCOLTARE SOLO LA PROPRIA VOCE ,
SOLI NELL'IMMENSO IN UN DESERTO DOVE TI METTE A CONFRONTO TRA LE BARRIERE DELL'IGNOTO ,
SOLI A VEDERE CIO CHE NON SI MANIFESTA SOLO CON LE PAROLE MA CON FRAMMENTI DI RICORDI CHE ASSOMIGLIANO A TANTI GRANELLI .
DOVE SEI , DOVE SEI PICCOLA LUCE SMARRITA NELL'IMMENSO ,
DOV'è LA TUA VOCE ,
IL TUO PROFUMO E LA TUA VOGLIA DI VIVERE, DI SAPER ASSAPORARE DELLE BELLEZZE DEL MONDO ,
TU ESSERE COSI MAESTOSO NON SAI QUANDO SEI GRANDE?
NON TI VEDI PER LA TUA INFINITA MAESTOSITA?TU SOLO NEL TUO MONDO , TU SOLO SENZA POESIA NE MERAVIGLIE ..
NON TI ACCORGI CHE TUTTO è DAVANTI A TE?
NON VEDI IL SOLE COME BRILLA E LE SUE CREATURE VIVONO DI LUI ?
NON VEDI LA LUNA COME è SEMPRE PUNTUALE NEL SUO CIELO ?
CHE ILLUMINA LA SERA DAL BUIO NERO CHE SOVRASTA I CIELI?
CHI SEI TU PER NON ESSERE FELICE E VIVERE DI OGNI MERAVIGLIA ?PERCHè NON GUARDI COL CUORE E NON RIESCI AD AMARTI?
PERCHE NON CAPISCI CHE IL TUTTO FA' PARTE DI TE?
ADESSO ALZATI E NON PERMETTERE A NESSUNO TI TOGLIERTI IL SORRISO , NON PERMETTERE A TE STESSO DI FARTI DEL MALE E TROVERAI LA STRADA DELLA FELICITA' E L'ARCOBALENO DELLA VITA .FRASI E RIFLESSIONI DI STELLACADENTE07 MELODIA DI SAKAMOTO ..IL TE' NEL DESERTO
http://blog.libero.it/stellacadente07/





domenica 1 maggio 2016

Mi abituerò alle domande senza risposte...al silenzio che mi circonda...

Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara. ALDA MERINI


Mi abituerò alle domande senza risposte.

Mi abituerò al silenzio che mi circonda.

Mi abituerò a quello che è stato e in cui credevo.

Mi abituerò alla mia anima bruciata e ridotta in cenere.

Mi abituerò ai giorni di sole ma pieni di foschia per i miei occhi.

Mi abituerò al vuoto che mi circonda.....

mi abituerò per credere ancora!

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicata il 19/8/2015


Un alito di vento.

Un soffio freddo sulla pelle.

Poi il caldo che ti attanaglia.

Sudori freddi sulla pelle.

Rivoli di sudore che ti colano addosso.

Ansia, paura, tremori.

Sei immobile, bloccata.

Non sei capace di muoverti anche se ti sarebbe possibile.

Ti manca l'aria. Vai nel panico.

Cerchi di dare un ritmo al tuo respiro.

Vorresti buttarti nel ghiaccio del tuo pozzo immenso..invece stai lì inebetita.

Ebete d'inerzia.

Ebete di titubanza.

Ebete di stupore.

Ebete di ...

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 31/8/2015



Una rosa insanguinata é il nettare del circolo venoso del cuore.

Quando sanguina esprime più di tutto il senso dell'inutilità di certi momenti vissuti con intensità.

Una intensità di intenti che non hanno più valore alcuno.

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicata in data 10-8-2015




Questo è quello che voglio…questo significa essere schiava!

Pensavo..la mente umana è un gran casino. Tutto è complicato e sembra quasi che quando non sia così, si faccia di tutto perché lo sia. Ho conosciuto tante persone in questi anni di sado-maso. Ho avuto l’impressione che ci fosse la corsa al ‘macho’ e alla ‘io sono più figa di te’.
Ho iniziato per caso, quando ancora vivevo le mie pulsioni quasi come una colpa da mente malata. Il tutto rimaneva relegato dentro di me. Mi piaceva e mi piace terribilmente sentirmi posseduta, legata, obbligata.



Prima di dire una nome a questo, la sera quando mi coricavo, la mia mente galoppava. La location era sempre la stessa: un castello (ma senza principe azzurro) , una cella con vari strumenti di tortura, varie persone e…Lui.
Lui era quello che comandava, proprietario di tutto e io ero la sua prescelta; solo Lui faceva e mi usava a suo piacimento e se non lo soddisfavo allora….era un incubo. Non mi piaceva ma non potevo oppormi. Lui aveva deciso, così doveva essere. Un po’ come quando da piccoli si gioca agli indiani. I miei giochi erano sempre da maschiaccio però, non so per quale motivo, finivo sempre legata al palo. Già a quei tempi era insito dentro di me quello che poi si sarebbe rilevata essere la mia passione.
Mi piace essere legata e a volte durante l’amplesso accadeva; erano però giochi alla ‘famolo strano’ e non sapevo che esisteva una pratica con una terminologia ben precisa. Ho cercato a lungo con l’avvento di internet, ma tutte le mie ricerche avevano sempre dato un risultato negativo.



Un giorno avevo trovato un programma alla tivù , precisamente a ‘Le iene’ nel quale parlavano di corde. Ho ancora davanti agli occhi una donna legata e appesa che con il tacco della scarpa si strusciava ricavandone piacere…solo che la trasmissione era già iniziata e io non avevo capito di cosa si trattava. Poi la giornalista aveva intervistato una persona chiedendogli:

‘Cosa è per lei la felicità’

E lui tutto ridacchiadante aveva risposto:
’ La felicità per me è avere trenta metri di corda per poter legare!’

Nnnnnnnooooooooooo…..rabbiaaaaaa….proprio quello che cercavo e non avevo capito nulla dell’argomento.


E’ dovuto passare ancora del tempo per trovare quello che cercavo. Capitò per caso. Una giornata come un’altra. Pranzo in famiglia e la figlia adolescente che dice:
‘Sai mamma, i miei compagni si collegano ai siti pornografici’
Faccio finta di niente, abbasso lo sguardo e indago.
‘A si?’ dico. ‘E quali sarebbero questi siti’
Mi dice il nome di alcuni link alla portata di tutti e ci confrontiamo sull’argomento.
Successivamente mi collego a uno di questi link, timorosa, quasi come se stessi facendo una cosa peccaminosa. Solite scene che non sto a descrivere, non di mio interesse. Alla sinistra della pagina leggo varie terminologie e una attrae la mia attenzione…Bdsm. Che roba sarà mai questa? Curiosa per natura, clicco e…..mi si apre un mondo.



Così ho iniziato la mia grande avventura….indiani, corde, Bdsm.
Devo dire che da subito la cosa mi ha presa di testa. Mi informavo, mi documentavo, volevo saperne sempre di più per poi arrivare alle chat e ai vari social network. Terminologie a me oscure..padrone..schiava ..dominazione…sottomissione..pratiche varie. Dalle rassicuranti (pensavo) quattro mura domestiche è venuta la voglia di vedere cosa succedeva fuori e sono andata alle feste e agli eventi fino ad arrivare a organizzarne io stessa.
Un lungo, difficile percorso che mi ha fatto riscoprire me stessa. Io che ho sempre pensato in una maniera morigerata ancorata da sani principi morali. Ero io quella che veniva spogliata davanti a tutti? Oddio, la ciccia, la pancia, le coscie grosse, i cuscinetti sui fianchi…ma non c’era verso. Così doveva essere che mi piacesse o meno. Se non mi spogliavo io, lo faceva lui e allora tanto valeva. Ho conosciuto persone diverse e ho visto tante cose. Non tutte mi sono piaciute. Un mondo variegato. Teste diverse. Luoghi diversi ma da tutto si è fatta una scrinatura e si è preso il meglio. Sono venuta a conoscenza di vari tipi di frusta fatti con materiali diverse. Ho provato varie attrezzature, alcune gradite, altre no.


Ma quello che mi ha preso di più….la dominazione mentale. Senza di quella non vai da nessuna parte. Io femminista convinta del genere…’l’utero è mio e lo gestisco mio’….’la donna è uguale all’uomo’…’io sono uguale a te, tu maschio chi ti credi di essere’….mi sono ritrovata nell’estasi. Estati del subspace. La mente che parte. La capacità della gestione del dolore per non partire di testa e ritrovarti nel limbo del…piacere.
Questo è un blog a tema e chi leggerà queste righe, se fermamente convinto/a , comprenderà queste mie parole. I puritani , chi invece lo fa così per fare e chi invece l’ha fatto per altri motivi lontani dalla motivazione del piacere ma con la finalità di provocare il male, potrà pensare che siano tutte cavolate. A questi ultimi gliene posso dare atto. Ultimamente sono venuta a conoscenza di questa realtà, una realtà lontana dal mio modo di pensare e vedere determinate cose. Esistono, sono sempre esistite ma appartengono a luoghi neanche tanto lontani da noi, ma qui si entra in una dinamica che innesta ideologie e motivazioni politiche che non sono il tema del mio blog. Rabbrividisco al solo pensiero per la sofferenza imposta alle donne, sempre e solo noi che per la nostra natura, veniamo sottoposte a torture impensabile. Questo è un altro discorso.



Riprendendo il discorso del piacere, ho scritto ampiamente riflessioni e racconti che spero di raccogliere in un libro e di pubblicare un giorno.

L’estasi del piacere.
Si, Signore.
Io sono tua e di nessun altro.


Mettere la tua vita nelle Sue mani.
Fiducia incondizionata.
Respirare perché Lui lo vuole.
Mangiare perché Lui lo vuole.


Obbedire per non dargli un dispiacere.
Soffrire per Lui.
Accettare tutto perché se così non fosse, rinnegheresti te stessa.
Arrivare a dei livelli che neanche tu avresti immaginato.
Sottometterti.


Lui e te e nessun altro.
Un oggetto nelle Sue mani.
Guardarlo in adorazione.
Gioire per avergli dato soddisfazione.


Portare con orgoglio i segni che Lui ti ha fatto.
Accarezzare il tuo corpo teneramente pensando…questo me l’ha fatto Lui


Sederti sentendo dolore per un incontro un po’ pesante.
Essere posseduta anima e corpo.
Una sublimazione di intenti.



Questo per me vuol dire essere schiava.
Questa è la dominazione.
Questo è quello che ho imparato.
Questo è quello che voglio.
©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 1 Maggio 2016




E si diventa così sfacciatamente menefreghisti!

http://loveandlifeblog.tumblr.com/post/137424895403/le-donne-forti-sono-sempre-il-frutto-di-una-vita

Le donne forti sono sempre il frutto di una vita bastarda.

Luna Del Grande


Il cuore non dimentica, incassa.

Luna Del Grande


Ricordi....Sulla musica di questa canzone ho cantato per lui in un locale nel giorno del suo compleanno facendo precedere il tutto da uno spogliarello.






Il tempo passa velocemente.

I giorni si aggiungono ai giorni che diventano settimane.

Le settimane diventano mesi.

Gli anni passano.

Cerchi di districarti nel limbo della vita.

Pensi di avere già pagato il conto ma sbagli.

Evidentemente non avevi saldato tutto e ora la vita pretende gli interessi!

©Lara Bianchi- Tutti i diritti riservati -Pubblicato in data 29/7/2015


'Non ti preoccupare; ci sono qua io' le diceva.

Lei ci credeva e questo diventò la sua dannazione e il suo inferno!

©Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 25/7/2015



Stamattina quando mi sono svegliata avevo freddo, tanto freddo;

ero ghiacciata ma non per la temperatura.

Era un gelo dentro, un gelo nell'animo.

Piano piano mi sono riscaldata ma la mia anima vuota è rimasta pietrificata.

@Lara Bianchi-Tutti i diritti riservati-Pubblicato in data 29/7/2015


E si diventa così sfacciatamente menefreghista.


La filosofia nel boudoir-Bdsm creuza du male